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Mammifero italiano ? Giorgio Manganelli

8 Giugno 2007


Lo ammetto. Di questo libriccino dell’Adelphi mi ha attirato il titolo. E devo ammettere anche la mia ignoranza. Non ho mai letto alcunché scritto da Manganelli, né sapevo qualcosa della sua esistenza. In questo libro sono raccolti tutti i corsivi che Manganelli scrisse, tra il 1972 e il 1989, su diversi quotidiani e settimanali (da ?Il Corriere della Sera? a ?L?Espresso?). Questi articoli graffianti e salaci, ma molto acuti, trattano degli argomenti più disparati, dall?aborto a Carosello, da Pertini al caso Tortora, dall?antinucleare ai sequestri. Manganelli ne ha per tutti, nessuno è in salvo e nessuno è condannato in via definitiva.
Manganelli (Milano, 1922 – Roma, 1990) ha le idee chiare, il corsivo deve avere ?poche righe, rapide e mortali?, deve far riflettere anche se ?non ha idee, non fa proposte?. Ma deve fare il suo dovere ed esaurirsi in poche righe ?deve nascere e muoversi come un centometrista?.
Il Manga, chiamato così da Marco Belpoliti nella sua postfazione al libro, tratta anche alcuni dei temi più cari agli italiani, quali la famiglia, della quale mi sembra non abbia idee tanto lusinghiere, infatti scrive:
??in primo luogo la convivenza indefinita, misurata a decenni. Di poche persone in breve spazio è innaturale. Si aggiunga che qualcuno sa che qualcun altro lo seppellirà, e lo sa anche l?altro? e mette in risalto l?assurdità di determinati dinamismi che nascono al suo interno: ?A mio avviso l?amore domestico assomiglia ad un voluminoso e greve animale, che giorno per giorno si scompone, si scinde e recide; e le gambe si aggrovigliano alle orecchie, respira per forami innaturali, si colloca gli occhi sulla coda?.
Anche sul concetto di patria sembra avere idee chiare; partendo dalle dichiarazioni di Noschese, che ebbe problemi sia con i politici del tempo che con la Chiesa a causa delle sue imitazioni, e che poi dichiarò pubblicamente di ?essere cattolico e di amare la Patria?, Manganelli scrive: ?Ama anche la periferia nord di Foggia, le latrine di tutti indistintamente i ristoranti e le tavole calde dell?autostrada??.
Nel libro ci sono delle considerazioni, degli appunti, delle frecciatine davvero notevoli, come quando parlando di un congresso della vecchia DC, dice: ?La sala enorme è semivuota, Gui ha finito di parlare da poco, e le sedie appaiono sfinite; una poltroncina singhiozza in silenzio, consolata da tenere e pensose donne delle pulizie?.
Oppure parlando della domenica: ??è un giorno finito, in cui la vita si arresta, impigrisce come un fiume che si impaluda, un giorno in cui non si può spendere denaro se non in modo collettivo e inutile, in cui è obbligatorio divertirsi e quindi non ci si diverte?.
È una lettura veloce (come appunto dovrebbe essere il corsivo) e piacevole, ed ha anche un altro pregio, infatti ci mette di fronte all?Italia di trenta anni fa e ci fa notare come alcune cose siano cambiate da allora, ma anche come alcune altre si trascinano avanti stancamente e chissà per quanto ancora lo faranno.

  1. viola
    12 Giugno 2007 a 0:13 | #1

    ci penserò, mr Zoo (!)
    il libro pare interessante,ma ho trCioppa carne al fuoco , per il momento .
    me lo segno,comunque :D
    ciauz

  2. viola
    13 Giugno 2007 a 15:53 | #2

    mr Zoo…abbreviazione di Wa-zoo
    nn come hai pensato tu,
    uffa

  3. Anathea
    30 Giugno 2007 a 1:26 | #3

    Una gran bella recensione, fatta con la giusta dose di informazioni e di commento. Mi piace.
    Come sempre, qui, le tue. Peccato che pochi siano i bloggers desiderosi di dibattere, non trovi? Anche da noi su Criticaletteraria è una moria… Peccato…

    Buona serata
    Anathea

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