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Archivio Giugno 2007

Il maestro di Pietroburgo – J.M.Coetzee

21 Giugno 2007 6 commenti


Libro comprato tempo fa e letto non appena ultimato ?I fratelli Karamazov?. In qualche modo era prevedibile. Coetzee, di cui in qualche posto qui dentro ci sono già delle recensioni, scrive questo libro immaginando di essere proprio Dostoevskij. Lo scrittore russo viene messo al corrente nel suo esilio di Dresda, che il figliastro ventenne Pavel è morto in circostanze misteriose in quel di Pietroburgo. Si precipita nella città e prende alloggio nella stessa pensione e nella stessa camera occupata fino a poco tempo fa dal figliastro. E qui, dove a poco a poco scopre i rapporti che Pavel aveva intrapreso con il rivoluzionario Necaev, tenta di farlo rivivere, in un assurdo gioco delle parti, oppresso dai sensi di colpa (con lui aveva solo rapporti epistolari, gli inviava del denaro, ma se ne disinteressava), ma rinvigorito dal problematico rapporto che nasce tra lui e la tenutaria dell?appartamento. Anna Sergeevna è molto più vicina a lui della moglie giovanissima, sposata dopo la morte della prima, madre di Pavel, che l?aspetta a Dresda, tra i due nasce un intenso e travagliato legame, che però non potrà avere uno sbocco. Tra i due c?è il fantasma del figlio e la presenza reale della figlia di lei, che impediscono e rendono difficile la prosecuzione della relazione. Inoltre il protagonista scopre, dagli scritti di Pavel, che deve recuperare dalla polizia che li ha requisiti, e che rappresentano per lui un modo per entrare in tardiva sintonia con il trascurato ragazzo, scopre dicevo, verità scomode e rivelatrici, come la passione e l?ammirazione che il ragazzo nutre per il vero padre, mai conosciuto, e pessima persona. Ma anche la scarsa considerazione di cui godeva da parte proprio di Pavel. Il libro, come è abituale leggere in Coetzee, si svolge su piani diversi di riflessioni, di stati d?animo e di rapporti tra i protagonisti. Molto interessanti alcune pagine che trattano della condizione di Anna, e delle donne in genere, con risvolti psicologici notevoli. E altrettanto pregevoli le tribolazioni di Coetzee-Dostoevskij, che solo nella sua stanza si abbandona a meditazioni personali profonde e inquietanti. Alla fine lo scrittore tornerà a Dresda e farà ciò che è sempre stato abituato a fare, sfrutterà le persone conosciute in questi frangenti per inventare storie, per trasportare su carta le loro vite e i loro affanni. In pratica ruberà loro la vita, in modo consapevole, meschino e triste.

Cento lavori orrendi – A cura di Dan Kieran

18 Giugno 2007 Commenti chiusi


Questo libro è nato dall?opera di una rivista del Regno Unito. I lettori di ?The Idler? erano invitati a segnalare le loro esperienze lavorative più assurde e orribili. Così Dan Kieran, direttore della rivista, le ha poi raccolte in questo volumetto. Dalla lettura si capisce subito una cosa, cioè che in Gran Bretagna il lavoro (e il fatto di perderlo) forse non ha la stessa importanza che ha in Italia. Laggiù c?è il sostegno sociale di disoccupazione, quindi restare senza lavoro non significa (in genere) morire di fame. Questo lo si evince dalla facilità con sui ci si licenzia e si cambia occupazione. Infatti parecchi lavori che qui da noi verrebbero sopportati, a malincuore, ma sopportati, nel paese in cui si è svolta questa specie di inchiesta, sono dichiarati insopportabili e subito abbandonati. Alcune, anzi molte, delle persone che hanno lasciato la loro testimonianza avevano fatto diversi mestieri prima dell?esperienza riportata, mentre nel nostro paese il solo fatto di trovare un lavoro è spesso salutato con espressioni di giubilo.
Nel libro si racconta di fatti che fatico a riconoscere, come quando i venditori porta a porta di un determinato prodotto, la sera venivano interrogati sulle vendite effettuate. Quello che aveva venduto di meno, veniva umiliato e addirittura picchiato da tutti gli altri. Non sono a conoscenza di simili realtà in Italia, ma tutto è possibile.
Nel libro ogni occupazione è accompagnata dall?orario e dal salario, oltre che da simpatiche ?faccette? che segnalano se il lavoro in questione è pericoloso, umiliante, alienante, disgustoso o inutile. Inoltre c?è anche il nome di chi ha lasciato la testimonianza, se il soggetto non ha deciso di rimanere anonimo.
A volte i racconti strappano un sorriso, a volte si rimane increduli, a volte si esclama ?Non sapevo che esistesse un lavoro simile!?.
Riporto un paio di testimonianze, tra le più brevi.

Controllore di piselli

Orario 4 am ? 12 pm
Salario £ 5.10 (7,60 euro ) all?ora

Dovevo letteralmente stare a guardare il nastro trasportatore pieno di piselli per cercare di individuare quelli neri. Quando rialzai la testa tutto intorno a me sembrava fosse in movimento, anche se in realtà era assolutamente fermo. E a causa di tutto quel verde da guardare mi si danneggiò temporaneamente la retina, sicchè dopo un turno di otto ore vedevo tutto rosso. Che tristezza.

Jeremy Ireland

Pulitrice di sigmoidoscopio

Orario 9 am ? 5 pm
Salario £ 7.50 (11,10 euro ) all?ora

Il mio peggior lavoro è stato in un grande ospedale di Londra, nel reparto sterilizzazione strumenti. Dovevo pulire i sigmoidoscopi. Per quelli che non lo sapessero, il sigmoidoscopio è uno strumento che serve a esplorare le cavità anali, quindi non deve sorprendere che sia spesso coperto di merda. Nella stanza faceva un caldo terribile, e la puzza era insostenibile. Mi consideravo fortunata se per un giorno intero riuscivo a non pungermi con una siringa ipodermica o a non farmi cascare placenta sui piedi. Non so come ho resistito per tre mesi.

Mandy

Mammifero italiano ? Giorgio Manganelli

8 Giugno 2007 3 commenti


Lo ammetto. Di questo libriccino dell’Adelphi mi ha attirato il titolo. E devo ammettere anche la mia ignoranza. Non ho mai letto alcunché scritto da Manganelli, né sapevo qualcosa della sua esistenza. In questo libro sono raccolti tutti i corsivi che Manganelli scrisse, tra il 1972 e il 1989, su diversi quotidiani e settimanali (da ?Il Corriere della Sera? a ?L?Espresso?). Questi articoli graffianti e salaci, ma molto acuti, trattano degli argomenti più disparati, dall?aborto a Carosello, da Pertini al caso Tortora, dall?antinucleare ai sequestri. Manganelli ne ha per tutti, nessuno è in salvo e nessuno è condannato in via definitiva.
Manganelli (Milano, 1922 – Roma, 1990) ha le idee chiare, il corsivo deve avere ?poche righe, rapide e mortali?, deve far riflettere anche se ?non ha idee, non fa proposte?. Ma deve fare il suo dovere ed esaurirsi in poche righe ?deve nascere e muoversi come un centometrista?.
Il Manga, chiamato così da Marco Belpoliti nella sua postfazione al libro, tratta anche alcuni dei temi più cari agli italiani, quali la famiglia, della quale mi sembra non abbia idee tanto lusinghiere, infatti scrive:
??in primo luogo la convivenza indefinita, misurata a decenni. Di poche persone in breve spazio è innaturale. Si aggiunga che qualcuno sa che qualcun altro lo seppellirà, e lo sa anche l?altro? e mette in risalto l?assurdità di determinati dinamismi che nascono al suo interno: ?A mio avviso l?amore domestico assomiglia ad un voluminoso e greve animale, che giorno per giorno si scompone, si scinde e recide; e le gambe si aggrovigliano alle orecchie, respira per forami innaturali, si colloca gli occhi sulla coda?.
Anche sul concetto di patria sembra avere idee chiare; partendo dalle dichiarazioni di Noschese, che ebbe problemi sia con i politici del tempo che con la Chiesa a causa delle sue imitazioni, e che poi dichiarò pubblicamente di ?essere cattolico e di amare la Patria?, Manganelli scrive: ?Ama anche la periferia nord di Foggia, le latrine di tutti indistintamente i ristoranti e le tavole calde dell?autostrada??.
Nel libro ci sono delle considerazioni, degli appunti, delle frecciatine davvero notevoli, come quando parlando di un congresso della vecchia DC, dice: ?La sala enorme è semivuota, Gui ha finito di parlare da poco, e le sedie appaiono sfinite; una poltroncina singhiozza in silenzio, consolata da tenere e pensose donne delle pulizie?.
Oppure parlando della domenica: ??è un giorno finito, in cui la vita si arresta, impigrisce come un fiume che si impaluda, un giorno in cui non si può spendere denaro se non in modo collettivo e inutile, in cui è obbligatorio divertirsi e quindi non ci si diverte?.
È una lettura veloce (come appunto dovrebbe essere il corsivo) e piacevole, ed ha anche un altro pregio, infatti ci mette di fronte all?Italia di trenta anni fa e ci fa notare come alcune cose siano cambiate da allora, ma anche come alcune altre si trascinano avanti stancamente e chissà per quanto ancora lo faranno.