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Archivio Febbraio 2007

Senza pudore

27 Febbraio 2007 5 commenti


Millie O’Reilley, giovanissima e spietata. Figlia di un professore universitario. Millie, ventenne della middle class inglese, “bellissima bambina dai capelli lisci di pioggia e gli occhioni liquidi da pazza”. Di giorno, un’annoiata studentessa. Di notte, una famelica predatrice, che si aggira nei bassifondi di Liverpool, crudele e sfrontata. Millie sola e impudente, Millie sprezzante eroina delle neri notti, imbevute di alcool, piacere chimico e prostituzione.

Si legge la prima pagina, giusto il tempo di sentire il tenue fruscio dei polpastrelli sulla carta bianca e immacolata, che si viene scaraventati con violenza oltre il foglio, per trovarsi allibiti spettatori sopra una lapide, dove Millie fa sesso con una prostituta “stacco le mani dal suo corpo, coperte dal nostro sudore, e me le pulisco sui fianchi (..), lei si tira su (..) i suoi occhi fissano, grandi e spaventati, lasciandomi intravedere la bambina dietro la puttana (..)”. Sconvolge e lascia muti. Rasseganti alla veemenza delle parole. Una chiarezza cruda e bruciante, che tocca le corde dell’animo. Una capacità di dipingere anche le situazioni più scabrose, con una naturalezza disarmante.

Quello di Millie è un viaggio alla scoperta di sé, in un tortuoso andirivieni sempre in bilico tra dovere e ribellione, tra spregiudicatezza e rimorso. Ogni “marcia notte”, alcool e droga sono i suoi pericolosi compagni, le volgari prostitute le sue prede, il putrido odore delle strade il suo profumo. Millie è un’assatanata in preda a una “voglia di depravazione assoluta, di umiliare e di essere infangata”. Millie cerca esperienze estreme. Sesso a pagamento con baby prostitute o drogate. Beve whisky e birra a fiumi. Tira cocaina in bui e fumosi locali notturni. Millie è la voce dell’istinto, della dissolutezza, del vuoto, della corruzione dell’animo umano.

Gli unici punti fermi nella sua vita sono suo padre e, Jamie, il suo migliore amico. Suo padre, affascinante professore universitario sulla cinquantina, con capelli grigi e un fisico asciutto. Separato da sua moglie, che lo ha lasciato solo insieme a sua figlia. Un padre buono e amorevole che, agli occhi di Millie, diventerà un seduttore in età avanzata, quando lo vedrà flirtare con una studentessa universitaria. La figura materna quasi assente. Solo qualche doloroso ricordo e vecchie lettere consumate.

Jamie è il compagno di bagordi e dissolutezza. E’ l’amico pieno di buonsenso, la voce della ragione e della coscienza. E’ una sorta di altro sé, l’altra metà della realtà. Jamie che vede la sua piccola Millie “lucida, spassosa e cinica come nessun’altra”. Quando Jamie deciderà di sposarsi, il loro rapporto entrerà irrimediabilmente in crisi. All’apparenza senza via di scampo. E’ allora che Millie compierà un amaro viaggio interiore, alla ricerca delle sue radici e dei suoi sentimenti, ricollocandoli ognuno al proprio posto. Millie dovrà far fronte ai fantasmi del suo passato, con bugie e sotterfugi, con una famiglia ben diversa da quella che credeva.

Millie è un personaggio fragilissimo, sempre in bilico tra il bene e il male assoluto, in una precaria serenità. Millie cresciuta in un quartiere decente, con due bravi genitori. Millie “piena di spessore”, “con quella fiducia stoica che viene dal non aver mai dovuto preoccuparsi di niente”. Millie è un’antieroina del nostro secolo. Un’anima “aspra e irriverente”. Millie è l’anticonformista, per scelta. Per orgoglio. Per ripicca. Contro un mondo irriconoscente al quale, non riesce o, non vuole, proprio adattarsi.

Helen Walsh firma con “Senza pudore” (Brass, il titolo originale) il suo primo romanzo. La Walsh nasce a Warrington, nel Cheshire nel 1977, da padre inglese e madre malese. A sedici anni scappa di casa e fugge a Barcellona, dove lavora nel quartiere a luci rosse, organizzando appuntamenti sexy per travestiti e prostitute. L’anno dopo torna a Liverpool, si iscrive all’università e si laurea in sociologia con una tesi sulle devianze sessuali. Pare che riesca ad uscire da una grave crisi depressiva, scrivendo il primo romanzo sul tavolo della cucina di sua madre. Una vita al limite che somiglia molto a quella di Millie. Senza pudore è stato un caso letterario che ha scioccato critica e pubblico in Inghilterra. Oggi la Walsh vive a Liverpool e si occupa del recupero dei “ragazzi a rischio”.

In un’intervista del 10 settembre 2005, la Walsh racconta come è nato il romanzo. “Millie è l’esorcismo dei miei demoni. E possiede parecchie sfumature della mia vita, per esempio non ama le mezze misure, passa dall?euforia alla depressione. Mi è dispiaciuto finire di scrivere Senza pudore perché avevo sofferto tanto per Millie. Mi addolorava svegliarmi al mattino senza di lei. Ho ancora la tentazione di andarla a cercare per Liverpool. Mi aspetto quasi di vederla uscire barcollando da un bar”. Attraverso Millie, la Walsh racconta una generazione perduta, che tocca il fondo, annaspando nella melma e nella depravazione, per potersi sentire viva. Sembra il ritratto realistico di una generazione “noi siamo la generazione che più di ogni altra ama prendere rischi. Siamo cresciuti in una società tormentata dall?Aids e dalla guerra. Il nostro subconscio ci dice che un giorno viviamo e quello successivo possiamo morire, e ci incoraggia a prendere rischi con il sesso e le droghe”.

La Walsh è stata paragonata a un Irvine Welsh al femminile a cui lei ribatte “ho letto Welsh quando portavo ancora le trecce e l’apparecchio per i denti. È molto lusinghiero essere paragonati al padre del realismo moderno. Ha spianato il cammino a molti scrittori che, come me, parlano di sballi chimici e di autodistruzione”.

Senza pudore è un libro audace e selvaggio. Tutto è un richiamo dell’istinto, delle pulsioni più basse e animalesche. E’ un romanzo che non lascia indifferenti, ma che giudica quello che ciascuno possiede, con tinte imprudenti che stanno in agguato, perennemente dietro ogni passo, dietro ogni sillaba o emozione. E’ un libro che esalta e che impressiona. Io l?ho divorato. Nel giro di qualche notte. La Walsh ha uno stile unico. All’interno delle sue descrizioni ci sono cento e mille descrizioni, cento e mille stati d’animo, migliaia di pensieri affollati e bizzarri. Ogni parola è un’immagine fatta da altre immagini. Sembra di aprire una matrioska dopo l’altra, pagina dopo pagina. Tutto è rifinito nei minimi particolari ed estremamente pulito. Senza pudore è un romanzo che passa dal candore fanciullesco ad un cinismo brutale, attraverso delicate pennellate di lucidissima poesia interiore “la luna è uno sbaffo venato d’azzurro nei pascoli notturni del cielo”. (cfr pag. 121)

Il romanzo corre su due binari, su due voci, quella di Millie e quella di Jamie, e il mondo è visto attraverso i loro occhi. Offre però un’opportunità di redenzione e, alla sua conclusione, riesce a ristabilire l’armonia, proclamando una sorta di riscatto. L’autrice vuole dimostrare che, solo attraverso il dolore e la verità, si riesce a risalire. Che con le menzogne si uccide. Che ovunque si vada, prima o poi, si torna sempre all’origine. Millie ritrova se stessa lungo la strada per Inverchlogan che la porterà da sua madre, in una casa “piccola (..) ornata di agrifoglio e da un intrico di rampicanti”. Millie si avvicina alla porta, “il rumore dei miei passi sulla ghiaia la richiama alla finestra. I nostri sguardi si incontrano, mi fissa e tutti i pensieri che si dissolvono, la mia testa è immacolata e vuota, riempita solo dalla sua immagine. Mamma. Mia bellissima mamma. Guarda chi c’è”. (cfr. pag. 238)

Senza Pudore, Helen Walsh, Einaudi Stile Libero ? Big, ? 13,50

La nuvola in calzoni – tetrattico di Vladimir Majakowskij

2 Febbraio 2007 5 commenti


Leggete zucconi.
Una riga per volta e masticate con attenzione.
Non è testo facile da digerire, poesia futurista russa prerivoluzionaria.
Mi ha dato le palpitazioni.

Ecco alcuni versi:

“In fondo poco importa
che uno sia di bronzo,
che il suo cuore sia come una gelida piastra di ferro.
Di notte il proprio suono si vorrebbe
nasconderlo in qualche cosa di morbido,
di femminile.

Ed ecco,
gigantesco,
ingobbirmi alla finestra,
struggerne il vetro con la fronte.
L’amore ci sarà, non ci sarà?
E di che specie –
grande o minuscolo?”

“E quando il mio numero d’anni
avrà finito di danzare –
un milione di gocce di sangue tappezzerà la traccia
che mena alla casa del padre.

Striscerò fuori
sudicio (di nottate dentro i fossi)
mi ci metterò fiancaffianco,
mi chinerò
a dirgli in un orecchio:

- Ascoltate, signor Dio!”

“Silenzio.

L’universo dorme,
poggiando sulla zampa
un orecchio enorme con zecche di stelle”

L’Edizione è quella della Letteratura Universale Marsilio del 1989, ahimè fuori catalogo, ma forse recuperabile a ben guardare tra le bancarelle dell’usato o in biblioteca.

Il saggio introduttivo è di grande aiuto, ma i più temerari si possono tuffare nella lettura anche senza questo giubbotto di salvataggio.

Le note sono tutte alla fine del testo, che quindi non è insozzato da numeretti e minuscole scritte a piè di pagina e rimane godibile nella sua limpida bellezza.