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Archivio Giugno 2006

Kazuo Ishiguro ? Non lasciarmi.

30 Giugno 2006 3 commenti


Libro d?amore e di amicizia. Scritto quasi in punta di piedi, silenzioso come i paesaggi inglesi, paese nel quale si svolge il romanzo. Ishiguro non alza mai la voce, sembra non voler disturbare, ma solo far riflettere il lettore sul libro e con sé stesso, privatamente. E ci riesce.
Tre bambini, allevati e curati, in modo esemplare. Studio e attività fisica, sembra idilliaco, ma ci sono sempre dei ?termini? nella loro vita che lasciano presagire qualcosa di misterioso e che mettono a disagio. Cosa significa essere un ?donatore?? E la ?Galleria?, che cosa è? Che cosa succede alla ?fine del ciclo?? L?inquietante Madame che ruolo ha in tutta la storia? Le vita di questi tre ragazzi, Kathy, Ruth e Tommy, si dipanano e si intrecciano, tra questi e altri interrogativi, più naturali e propri della loro età. Intorno a loro, altri giovani, che dall?età delle elementari crescono, interagiscono e più passa il tempo, più prendono coscienza della loro sfortunata e imposta condizione. E nella totalità dei casi, la accettano, subendola.
Bellissimo libro, atmosfere rarefatte, l?umidità e il freddo sembrano entrarti nelle ossa, ma sembra anche di godere delle giornate di sole caldo sui prati di Hailsham, il collegio che tanto significa per i protagonisti. Chiari e lucidi i momenti di introspezione di Kathy, che è la voce narrante, la quale sembra ?leggere nel pensiero” e alterna momenti di cupa disperazione ad altri di esaltante gioia.
La conclusione del libro non è delle più felici e gioiose, incute un senso di rassegnazione verso la sorte di questi giovani, ma anche di sorpresa per l?amore che riescono a dare, nonostante il loro fatale destino sia stato deciso dall?alto, da qualcuno che li vorrebbe ?senza anima?,

Kazuo Ishiguro
Non lasciarmi
Ed. Einaudi

Alan Bennett – La signora nel furgone

20 Giugno 2006 4 commenti


Di nuovo un libro ?veloce?, si inizia e si termina in un batter d?occhio, ma è interessante il tema. Alan Bennett, uno dei ?nuovi ricchi? inglesi, si ritrova con una furgone parcheggiato nel giardino, con inquilina, sporcizia e cumuli di robe vecchie annesse. Alan Bennett fa parte di quella generazione che scopre di potersi permettere tanto, ma questa scoperta poco si adatta con le idee progressiste di cui si è fatta portavoce.
Quindi ?si era creato un varco tra la vita agiata che conducevamo e i nostri doveri nei confronti della società, e fu in quel varco che Miss Shepherd (nel suo furgone) ebbe modo di installarsi.?
Miss Shepherd è una vecchia mezza svitata, con un passato nebuloso e un furgone (che negli anni, e grazie ai suoi risparmi, cambierà più volte). Lei piano piano si insinua nella vita di Bennett, fino a diventare la sua particolare inquilina. E la convivenza non è molto tranquilla, tutt?altro, perché Miss Shepherd è una tipa bizzarra, prepotente e soprattutto molto puzzolente.
Condito dell?immancabile humor inglese, inalienabile negli autori d?oltremanica, è un libro godibile e per nulla pretenzioso, scritto in base agli appunti presi da Bennett durante gli anni di vicinanza forzata e subita.

Alan Bennett
La signora nel furgone
Ed. Adelphi

Festival letterature

19 Giugno 2006 Commenti chiusi


È un anticipo d?estate che da qualche anno si fa sentire a Roma, un anticipo di un?estate romana sempre più ricca ultimamente. Un festival dedicato a scrittori, musicisti e a uno scenario d?altri tempi che riempie il cuore solo a guardarlo. E li ho sorpresi quasi tutti gli scrittori intervenuti alle serate cui ho partecipato quest?anno a guardare in alto, prima di iniziare. A guardare il cielo, che dicono essere sempre lo stesso, con quelle stelle dallo splendore unico, e immaginarselo duemila anni fa, esattamente qui, con quelle stesse pietre che vi si stagliano ancora contro?magari senza quelle luci artificiali a rendere l?atmosfera ancora più suggestiva, caso mai ce ne fosse bisogno. Li ho sorpresi emozionarsi un po? a guardare noi, seduti su delle sedie incredibilmente scomode, pronti per qualcosa che aspettavamo da 3 ore. Già perché una grossa pecca nell?organizzazione di questo festival è nella distribuzione dei biglietti, gratuiti, 2 ore prima dell?inizio dell?evento. Se però ci vai proprio quando iniziano a distribuirli, ti rendi conto che le possibilità di entrare sono remote, considerata la fila che c?è. Quindi un?oretta d?attesa su via dei Fori Imperiali non te la toglie nessuno, in piedi o seduti sull?asfalto, transennati, a leggere qualcosa (qualsiasi cosa pur di ingannare il tempo), ad ascoltare mp3 o a chiacchierare con l?amico scelto per la serata. Distribuiti i biglietti si può salire già verso la Basilica di Massenzio, ma non entrarci, quindi sedersi sulla pietra di secoli fa ad attendere che anche questo ostacolo venga rimosso, che una leggera brezza accarezzi la sera, che le prove siano terminate, per accedere all?area dedicata. Alle 21, minuto più (mai meno), salgono sul palco lo scrittore e il musicista della serata. L?uno si pone di fronte, davanti al microfono, l?altro di lato, davanti al pianoforte. L?altro inizia a suonare, l?uno guarda in alto e si emoziona, come sopra. Il programma è sempre molto ricco e molto gettonato. Per l?edizione in corso ho avuto la possibilità di godermi Isabella Santacroce, Sandro Veronesi, Alessandro Baricco, tutti accompagnati da validi musicisti.
Serate interessanti le prime due, emozionante l?ultima. A fare la differenza Baricco, ma anche uno sconosciuto Dave Eggers dalla simpatia e dal talento inaspettati.
Gli scrittori vengono invitati a scrivere e leggere un brano in linea col tema del festival (per il 2006 ?Naturale artificiale?), Baricco ha letto un testo intitolato ?West coast, september 11?, un testo in cui con pochi tratti semplici e ben definiti, Baricco coglie esattamente le sensazioni di chi, come me, quell?11 settembre lo ha visto dall?altra parte dello schermo. Di chi, come me, ha pensato fosse un film, qualcosa di irreale, per poi rendersi conto che, ipse dixit, ?stavano mettendo in scena il reale?. Descrivendo accuratamente dei semplici gesti, Baricco rivela l?ansia di voler fare qualcosa, in quella strana data, che rimettesse a posto, che riordinasse un po? il mondo, che facesse la differenza. E di fronte all?impotenza di compiere un gesto che significasse qualcosa per i più, sono in molti ad aver scelto, come i protagonisti di questo racconto, di far qualcosa che significasse qualcosa per se stessi: porre la massima cura e precisione nei piccoli gesti quotidiani?e avere l?impressione di riordinare un po? di caos. Tentativo che si rivela nettamente anche nello stile dell?autore, quello che lui definisce la ?musica? de testo. Lo dice chiaramente, Baricco: è la musica di ?Senza sangue?, la musica che gli è più congeniale, quella in cui ha l?impressione di mettere in ordine le parole, che gli trasmette quel sottile piacere di quando finisci di riordinare una stanza. Si accorge, Baricco, che questo stile non sembra piacere alla maggior parte dei suoi lettori, che pare preferirebbero la mettesse in disordine, la stanza. Ma è il modo di scrivere che gli piace e non c?è altro modo di fare questo mestiere, se non scrivendo come piace. E ci legge un altro brano, in cui tutto questo si ritrova ancora, insieme a una forte emozione e all?impressione di vedere un film, mentre lui legge, legge, semplicemente, scarnamente, legge.
La serata continua con un?attrice che legge e interpreta con talento un brano di Dave Eggers, che poi interviene personalmente, invitando tutti i presenti nella sua casa di San Francisco, esprimendo la sua adorazione per Baricco e manifestando una simpatia autentica e genuina. Anche lui legge un brano, tratto da un libro che sta cercando di terminare. La serata si chiude con un pezzo musicale, che la gente non ha il rispetto di ascoltare, alzandosi e andando via, tanto che a un tratto ho la netta sensazione che il povero e talentuoso pianista sia costretto a concludere frettolosamente la sua performance.
Mi incammino verso il Colosseo, mentre una folla attende gli scrittori per gli autografi, qualcuno si lamenta, qualcun altro si allontana velocemente. A me resta dentro un?emozione, le frasi degli scrittori, e la certezza che per me il festival quest?anno, finisce qui, perché finale migliore non potrebbe esserci.

Riferimenti: Non è ancora finito!

Un filo di fumo-Andrea Camilleri

19 Giugno 2006 3 commenti


Questo libro non l?ho letto, l?ho ascoltato.
Mi sono lasciata convincere dalla pubblicità e da un amico e in una giornata di particolare traffico ho abbandonato la radio e messo su questo cd. Devo ammettere che è una gran bella idea, che la storia è molto divertente e molto ben scritta. Che la voce di Fiorello, le descrizioni di Camilleri, le musiche ben selezionate, complice il caldo degli ultimi giorni nella capitale, mi hanno davvero fatto sentire un po? a Vigata, nel 1800. E in fondo, poi, malgrado qualche stravaganza di troppo, forse questa storia potrebbe anche essere ambientata nei nostri giorni: storia di tradimenti, fallimenti, invidie, gelosie, ricchezze e povertà, nobiltà d?animo o solo di titolo.
Consigliato a chi lamenta di non aver tempo per leggere, non sostituisce certo la lettura, ma è un?esperienza diversa e comunque molto interessante, da provare.
Chi non ama Camilleri non disperi: nel link di seguito, tutte le uscite previste.
Buon ascolto.

Un filo di fumo
dal 09 giugno in edicola
AUTORE: Andrea Camilleri
VOCE: Fiorello
MUSICHE: Paolo Damiani – Pietro Leveratto – Enrico Rava – Olivia Sellerio
DURATA: 75 minuti
Riferimenti: Ecco il piano completo dell’opera

Hermann Melville – Moby Dick o la Balena

11 Giugno 2006 6 commenti


Sul libro non si può e non posso dire più di quanto non sia stato già detto. Numerose le letture di questo classico. Chi ha visto una connotazione politica e l?ha addirittura ribaltata, chi considera la lotta tra il capitano Achab e la balena, come l?eterna contrapposizione tra il bene e il male. Oltre ogni interpretazione però il libro resta l?avvincente storia del viaggio nefasto del Pequod, carico delle previsioni e dei presagi di un equipaggio eterogeneo come razza e come credo.
Quindi lascio solo due brevi passi che, tra tanti, mi hanno colpito, sicuramente anche per merito della traduzione di Cesare Pavese.
Il primo, dalla voce narrante di Ismael, è una sua considerazione su quei naturalisti o studiosi che pretendono di ?capire? la balena senza vivere e agire nel suo stesso elemento, e senza trovarsi a tu per tu con essa.

?Quant?è vano e sciocco dunque, pensai, per l?uomo timido e sedentario, cercare di comprendere a modo questa stupefacente balena, semplicemente contemplandone lo scheletro morto e assottigliato, disteso [?]. No. Soltanto nel cuore sei più fulminei pericoli, soltanto sotto i vortici della sua coda infuriata, soltanto nel mare profondo e sconfinato, può la balena rivelarsi tutta intera in verità e in vita.?

Il secondo è uno dei numerosi monologhi visionari e maniacali di Achab, che nella sua disperata ricerca, negli oceani, della ?balena bianca?, si rivolge al sole e lo apostrofa in questo modo:

?Oh, segno del mare! Alto e potente Pilota! Tu mi dici con verità dove sono: ma puoi darmi il minimo indizio di dove sarò? O puoi tu dire dove qualche altro essere oltre me vive in questo momento? Dov?è Moby Dick? In quest?istante tu devi vederlo. Questi miei occhi guardano proprio nell?occhio che sta ora osservandolo; si, e nell?occhio che sta ora ugualmente osservando gli oggetti di quell?altra parte di te che è sconosciuta, o sole!?

Chi lo ha letto, sicuramente, ricorderà il pathos che queste poche righe trasmettevano, e chi non lo ha ancora letto, se lo farà, verrà a conoscenza di una delle perle più valide della letteratura.

Hermann Melville
Moby Dick o la Balena
Ed. Adelphi