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Archivio Febbraio 2006

La pensione Eva

21 Febbraio 2006 6 commenti


Può uno scrittore estremamente prolifico mantenere un livello alto in tutti i suoi scritti?
La risposta è in questa ultima ?fatica? di Andrea camilleri, e purtroppo non è positiva.
La Pensione Eva, infatti, delude i fans del geniale scrittore di Porto Empedocle.
Ad un promettente avvio, nel quale c?è un protagonista, una storia accattivante, un pathos anche erotico, si passa ad una serie di aneddoti slegati tra loro, senza la proverbiale ironia dell?autore.
Le storie del bordello di provincia vogliono rimandare a Brancati, ma finiscono per somigliare più a Tinto Brass.
Le ragazze che si alternano nella pensione in tempi di guerra, diventano fugaci caratteriste del finto romanzo, al quale manca la caratterizzazione dei personaggi e l?intreccio narrativo.
I livelli di volgarità, poi, li perdoneremmo volentieri al Camilleri migliore, non nuovo ad ammiccamenti pesanti, chissà perché, a suo dire, di casa più nei suoi libri Mondadori che in quelli Sellerio, non a questo, derubricato a macchina da soldi.
Purchè non si ripeta altre volte, lo perdoniamo.
Aridatece Montalbano, però!

Marco Mancassola

20 Febbraio 2006 9 commenti


Consiglierei Marco Mancassola a tutti. E? uno scrittore che sa andare in modo semplice e sublime lì, dove tutti siamo stati. Di più: è uno scrittore che riesce ad andare lì, dove nessuno è ancora mai stato. Di più: è uno scrittore che riesce ad andare lì dove nessuno è andato, ma tutti ne hanno parlato. In modo semplice e sublime. In modo intenso e conturbante. In modo da farti piangere mentre sottolinei una frase che cerchi inconsapevolmente da anni, come a riconoscere i tuoi sintomi nella descrizione di una malattia che non pensavi di avere, come a imparare finalmente il nome di un amico che da sempre vive con te, ma che non hai mai saputo come chiamare.
Il primo suo libro che ho letto è stato ?Il mondo senza di me?, il suo primo libro, dopo scritti e racconti vari, pubblicati in questa o l?altra raccolta, scaricabili da internet, nascosti tra tante altre parole. L?ha scritto tra il 1995 e il 1999, è stato pubblicato nel 2001, io l?ho letto nel 2003. Tra il 2001 e il 2003 nessun libro pubblicato. Nel 2004 ?Qualcuno ha mentito?, nell?aprile del 2005 ?Last love parade?, nel ottobre 2005 ?Il ventisettesimo anno?. Ora so che questo a voi sembrerà strano e folle, ma io ho avuto la sensazione che mi abbia aspettato, che abbia atteso con pazienza che io lo scoprissi, che mi accorgessi di lui, che provassi quelle emozioni inconfondibili che una volta letto un autore te lo fanno cercare ovunque. Poi, una volta che sono entrata nel suo mondo, non mi ha lasciato sola, non mi ha fatto attendere altri 3 anni, ma ogni anno mi regalato un po? di magia.
Non vi dirò di cosa parlano i suoi libri, sarebbe come cercare di spiegarvi il sapore del cioccolato dicendovi che è tratto da una pianta?non riuscirei a rendere l?idea. Perché i suoi libri parlano di me, e di voi, e di qualcuno e di nessuno, ma sfido chiunque a non trovarsi coinvolto, e fino al collo, tra le sue pagine.
Consiglio di seguire l?ordine cronologico nella lettura delle sue opere e se qualcuno di voi, come me, non amasse i racconti, gli direi di non lasciarsi scoraggiare dal fatto che il suo primo e il suo ultimo libro sono costituiti da due racconti ciascuno, perché in realtà ogni racconto è già romanzo e finendone uno non vi sentirete traditi, abbandonati e costretti a entrare in un?altra forma mentis, ma grati per ciò che avete vissuto e per l?occasione che vi viene data di viverne ancora un po?.
Se poi queste mie parole vi avranno convinto, vi interesserà sapere che in questi giorni Mancassola è impegnato nel suo ?Late winter tour?, le cui date possono essere consultate sul suo sito, il cui indirizzo è indicato di seguito e che, sono sicura, desterà l?interesse di alcuni di voi.
Per quanto mi riguarda, non vedo l?ora di incontrarlo giovedì prossimo e nel frattempo vi lascio con delle frasi tratte da ?Il ventisettesimo anno?:
Oltre, nei tempi che seguono quei suoi sedici anni, lo aspettano molti altri silenzi, molti altri imbarazzi nel condividere un dolore, e i fantasmi che ogni volta si insinuano nella vita, come fumo da sotto una porta.
Oltre ci sono gli altri. Il mistero non ancora svelato di cosa vogliano da lui, e lui da loro. [?]
Né qui né altrove lui trova risposte. E se altre volte qualcuno gli ha chiesto se disturbava (in momenti in cui era insicuro il confine tra il bisogno di vicinanza, e quello di solitudine), lui ogni volta ha alzato le spalle, senza rispondere né sì né no. Si rende conto, naturalmente, che anche chi non trova risposte per sé dovrebbe provare a darne qualcuna agli altri, e che in questo sforzo, dopotutto, si trova l?essenza dell?attenzione al prossimo.

Riferimenti: il suo sito

"Un posto nel mondo"-Fabio Volo

13 Febbraio 2006 18 commenti


Mannaggia, Fa?, a me piacevi. Mi piaceva il fatto che cercassi in modo semplice, diretto e spontaneo di trasmettere contenuti nuovi, originali e profondi in tutto ciò che facevi: dai film ai libri ai programmi radiofonici e/o televisivi. Nello specifico avevo adorato la tua interpretazione in ?Casomai?, mi era piaciuto molto ?La febbre?, avevo letto con gusto ?E? una vita che ti aspetto? e pensavo che la delusione di ?Esco a fare due passi? fosse dovuta a una mancanza di maturità raggiunta poi col libro successivo. Ero anche stata molto contenta di sentirti di nuovo su Deejay con ?Il volo del mattino?! Per questo ho preso subito l?ultimo libro ?Un posto nel mondo?, curiosa, e intimamente convinta, che avrei trovato pagine su cui riflettere col sorriso. Già solo dopo qualche pagina ho avuto l?impressione che qualcosa non andasse: ci trovavo concetti che esponi tutte le mattine alla radio, né più né meno?ho continuato un po? dubbiosa per scoprire che un personaggio secondario vive un?esperienza identica al protagonista de La Febbre, impiegato in Comune che decide di mollare uno stipendio ragguardevole, ma che non lo realizza, anzi gli impone di reprimersi, per dedicarsi ai cani. Il libro è decisamente autoreferenziale. Inoltre ha un po? il tono di una ramanzina di 246 pagine. Con qualche risata, qualche pensiero vagamente interessante, qualche frase da sottolineare, ma per il resto si ripete lo stesso concetto all?infinito: ?Fate come me, lasciate tutto e seguite i vostri sogni. Scrivete, cantate, andate ad addestrare cani e la vita vi sorriderà, vi accoglierà a braccia aperte?. A Fa?, te l?hanno mai detto che tu ti puoi permettere di fare quel che vuoi perché hai le spalle coperte? Qualcuno t?ha mai detto che in giro ci sono un sacco di libri non pubblicati e di gran lunga migliori dei tuoi, semplicemente perché gli autori non si chiamano Fabio Volo? Qualcuno ti ha mai spiegato che di gruppi validi come i Negramaro ce ne sono tanti, ma purtroppo non hanno modo di farsi spingere da te perché non sanno come farsi conoscere? T?hanno mai detto che se un tuo lettore ha una famiglia da mantenere potrebbe anche sentirsi preso in giro dal tuo slogan new age ?va? dove ti porta il cuore?? E poi, ti hanno mai detto che un minimo di coerenza quando scrivi ci vuole? Che a pagina 45/46 hai scritto una cosa e pag. 181 il suo esatto contrario?
E poi un?ultima domanda: ma alla Mondadori non c?è nessuno che faccia revisione di bozze? No perché ?sotto il bar di casa? (pag. 199) non mi pare una frase di senso compiuto, a meno che la casa del protagonista non abbia un bar dentro, o il bar abbia un seminterrato in cui rifugiarsi tipo rifugio antiatomico?non so?

"Molto forte, incredibilmente vicino"-J.S. Foer

8 Febbraio 2006 6 commenti


Con questa recensione volevo finalmente conquistare I gusti del Grand Wazoo, ma quando ho chiuso il libro mi è venuta l?idea di scrivere questo post con un altro intento: raccogliere e confrontare opinioni in merito. La verità è che non ho ancora deciso se il libro mi è piaciuto o no. I commenti che mi avevano spinto a leggerlo erano entusiasmati ed entusiasmanti: a me non ha colpito in maniera così netta, invece.
E? la storia di un bambino orfano dell?attentato alla Torri gemelle: il padre è una delle vittime. E? la storia di una ricerca: la ricerca di una chiave da parte del bambino. Una chiave che trova tra le cose del padre, ma anche una chiave per superare il dolore, per ritrovare il padre la cui bara è rimasta vuota, per ritrovare un rapporto più sano con la madre, per ?salvarsi?. In questa ricerca incontrerà molte persone, molti dolori, molte storie di felicità e infelicità e tra queste si snocciola in maniera costante e misteriosa la storia della sua famiglia, che rimanda alla Germania della seconda guerra mondiale.
Il pregio di Foer, a mio avviso, è quello di andare a indagare nelle strane pieghe in cui si nasconde il dolore in occasione di simili tragedie: lontano dallo scontato e dal politically correct, senza timore di scandalizzare se il bambino arriva a dire alla madre: ?se avessi potuto scegliere, avrei scelto te??
Il neo di Foer , sempre a mio avviso ovviamente, è di aver voluto mettere troppa carne al fuoco. Le storie alla fine si riallacciano, tutte accomunate dalla ricerca di un modo per vivere una vita degna di questo nome e dei rapporti interpersonali in cui si riesca a superare la barriera dell?incomunicabilità; tuttavia io ho avuto l?impressione che talvolta le connessioni siano un po? troppo forzate, che la sensazione di smarrimento che il lettore prova non sia proprio voluta, che un po? si sia perso anche l?autore scrivendo. Ovviamente non escludo che siano sensazioni assolutamente personali e soggettive: voi che ne pensate?

Titolo: Molto forte, incredibilmente vicino
Autore: Jonathan S. Foer
Prezzo: Euro 16,50
Dati: 351 p., ill., brossura
Anno: 2005
Editore: Guanda
Collana: Narratori della Fenice