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Archivio Gennaio 2006

Bad Chili – Joe R. Lansdale

27 Gennaio 2006 9 commenti


-Tutto quello che so è che mi sento di merda. Torno a casa dopo un lavoro del cazzo, mi faccio mordere da uno scoiattolo rabbioso, scopro che la mia polizza di assicurazione medica fa cagare e che il mio migliore amico è accusato di omicidio.
Leonard annuì.-So cosa vuoi dire.Un giorno io vivo con un uomo che amo, e il giorno dopo scopro che è scappato con un pezzo di merda. Poi Raul viene assassinato, e scopro che era un pezzo di merda pure lui. E’ sconcertante. Dovrei saper scegliere meglio i miei fidanzati.

No. Non avete capito male. Leonard Pine, uno dei due protagonisti, è un nero gay. Che, nel Texas, vuol dire come essere un ebreo al tempo del nazismo.
Leonard è la spalla, spesso comica, del protagonista principale, la voce narrante, il cui nome lo apprendiamo dai bizzarri protagonisti di questo pulp-horror-commedia di Lansdale.
Hap Collins e Leonard Pine.
Protagonisti di una fra le loro tante avventure in Bad Chili, un romanzo che toglie il fiato, con continui cambi di ritmo, situazione assurde che sembrano uscire dalla commedia dell’arte, cervelli spappolati, personaggi improbabili come il re del Chili, King Arthur, il finto burattinaio delle alterne vicende dei due.
Fra ambiente omosessuali, battute spinte, un’infermiera sboccata, un energumeno che pare anticipare i wrestler dei giorni nostri…

Hap e Leonard. Due detective scalcinati, pronti a fare uso di ogni tipo di mezzo per difendersi, da avversari umani o animali senza distinzioni, da truffatori pasticcioni e scoiattoli rabbiosi, da polizziotti corrotti e dalle stesse forze della natura.

“La tivù era uno schifo. C’erano pochissimi canali, e tutti più o meno uguali. Ormai avevo già visto tanti di quegli stupidi talk-show sulle relazioni di coppia da bastarmi per la vita. Avrei potuto illuminare tutte quelle persone sul perchè avevano tanti problemi con la vita e i rapporti di coppia: erano delle teste di cazzo, ed erano orgogliose di esserlo.
Avevo conosciuto gente come loro da sempre, semplicemente perchè è impossibile evitarlo. Sono come merde che ti si appiccicano alle scarpe. Non avrei detto a quei coglioni-per-libera-scelta neppure che ora era, se me l’avessero chiesto, figuriamoci se avevo voglia di stare a sentire le loro stronzate in televisione”

Ora, stasera, dopo una giornata di lavoro, non accendete la televisione. Tornando a casa, passate il libreria, e chiedete di Bad Chili di Joe R. Lansdale.
Vi sembrerà di vivere in un film americano degli anni sessanta, e, se non vi piacessero i film americani degli anni sessanta poco male, perchè le pagine di questo libro vi succhieranno l’anima, come Raul, uno dei personaggi del libro, fa con l’anima maschile di Cazzo di Cavallo.
Spegnete la televisione, solo stasera.

Titolo Bad Chili
Autore Joe R. Lansdale
Traduttore Alfredo Colitto
Prezzo ? 10,50
Dati 262 pagine
Anno 1997
Editore Einaudi
Collana Stile Libero Noir

In un milione di piccoli pezzi-James Frey (seconda recensione)

23 Gennaio 2006 15 commenti


È già stata postata una recensione a questo libro, ma so che l?autore di quel post non me ne vorrà se esprimo la mia opinione in merito. Ne ho sentito parlare in questo blog e nel programma radiofonico ?Dispenser? (vivamente consigliato), l?ho cercato per un po? (non è stato facilissimo trovarlo) e finalmente, una decina di giorni fa, ho iniziato a leggerlo, benché consigli amorevoli mi spingessero a evitarlo.
Contemporaneamente un collega mi ha portato un trafiletto di un quotidiano in cui si afferma che la casa editrice americana della versione originale del libro abbia deciso di rimborsare i lettori, in quanto è stato concluso che il libro contiene troppe esagerazioni.
Ne ho preso atto, anche se mi lascia perplessa un?affermazione simile in merito a una vicenda autobiografica, realmente accaduta.
Leggere queste 400 pagine di vita di un uomo in un centro di disintossicazione è stata un?esperienza profonda, incisiva, commovente, coinvolgente. Sono aggettivi molto pensati e credo siano i più adatti, cercherò di spiegarvi singolarmente il perché.
Profonda, perché è un libro che di superficiale non ha nulla, dalle descrizioni dei paesaggi a quelle dei sentimenti, ai dialoghi, anche quelli a prima vista banali. Lo stile è caratterizzato da frasi brevi e incalzanti, la punteggiatura ridotta al minimo, come lo stesso autore ha affermato in un?intervista: rileggendo i singoli brani (non ha mai avuto il coraggio di rileggere la sua opera per intero) ha compiuto un?attenta azione di limatura, eliminando tutto il superfluo. Ed è proprio questo stile a rendere chiaro il sentimento di ossessione che prova il protagonista. E stile ed esperienze forti lasciano alla fine della storia un?impronta netta dentro il il lettore.
Profonda, perché sono i ricordi in prima persona di un uomo che a 23 anni era alcolista e tossicodipendente ed è stato portato letteralmente (senza neanche rendersene conto) in una clinica molto famosa negli Stati Uniti per la disintossicazione. Quando arriva lì James è dedito ad alcool e a vari tipi di droghe da 13 anni, ed è ridotto in pessime condizioni psicofisiche, ovviamente. Le ferite sono molto profonde, appunto, e vi assicuro che il lettore riesce a sentirsele un po? addosso.
Incisiva perché è un libro ?frappant?, per chi conosce il francese: che ti tocca, che ti colpisce, che arriva come uno schiaffo, una doccia fredda e sembra dirti: ?hey, tu, che te ne stai tranquillo a guardare la TV, guarda un po? qui, guarda cosa ho provato io, guarda cosa prova un sacco di gente talmente fortunata da finire in un centro di disintossicazione all?avanguardia e per straricchi e adesso immagina, immagina solo per un momento al numero molto più alto di persone che si sentono come me, ma che non hanno avuto nessuno che li ha portati qui.? E poi sembra andare a cercare le tue insicurezze, le tue paure, le tue ansie e amplificarle all?ennesima potenza, e dar loro un nome, una consistenza, fino a farle diventare qualcosa di vivo, di acuminato, che ti incide, appunto.
Commovente detto da me non è una novità, perché mi commuovo facilmente. Ci terrei a precisare però una cosa: il libro è crudo, ci sono scene forti, ma non sono quelle che mi hanno colpito?Ciò che mi ha commosso è il pianto di disperazione degli uomini, il coraggio di abbracciare dei familiari, quando si ha timore perfino di una stretta di mano; mi ha commosso l?Amore, in tutte le sue forme, e la constatazione di quanto siano eccezionali un milione di piccole cose che noi, abituati a viverle quotidianamente, siamo portati a considerare normali, quasi banali?e mi riferisco a cose come una carezza o un sorriso.
Coinvolgente perché, in ragione di quanto scritto finora, proprio non ce l?ho fatta a distaccarmi dalle vicende di James, Joanne, Lilly, Miles, Leonard?non ce l?ho fatta a non vivere almeno in parte le emozioni del protagonista, a cercare di vivere, insieme a lui, la sfida che siamo chiamati tutti a combattere, sebbene ognuno a suo modo e con propria intensità: quella con noi stessi.

Titolo In un milione di piccoli pezzi
Autore James Frey
Prezzo ? 10,00
Dati 459 p., ill., brossura
Anno 2003
Editore TEA
Collana Esperienze

Un?ultima annotazione per chi avesse già letto il libro, o chi leggendolo lo apprezzasse: recentemente ne è uscito il seguito.
James Frey ?Il mio amico Leonard o una vita ricostruita?, Edizioni Tea, 10 euro.

Riferimenti: La recensione precedente

Cosmo Blues Hotel – di Stefano Lorefice -

18 Gennaio 2006 2 commenti


Consueto giro tra i banconi del Salone del libro, appuntamento fisso con la casa editrice Edizioni Clandestine (MESSAGGIO PROMOZIONALE), loro tiran fuori dal cilindro sempre qualche giovane e talentuoso coniglio, in più, per l?occasione, fanno il due per tre, di importanza vitale per librofili come noi. Decido l?acquisto di due pezzi pregiati correlati da presentazione e discussione successiva in antro apposito, la scelta del terzo, quello aggratis, non è stata difficile: COSMO BLUES HOTEL mi è stato consigliato dal mio WATSON d?occasione (se non ricordate chi è andate a rileggere il post sulla fiera dell?anno scorso) e una copertina molto attraente ha fatto il resto.
Da buon Sherlock Holmes mi son gustato un ottimo libro, ricco di personaggi da studiare attraverso le parole, lo slang si intreccia all?italiano in maniera divertente con una metrica direi precisa, qualità di un poeta e di uno scrittore come Lorefice. Ritmo avvolgente sin dalle prime pagine accompagnato da una colonna sonora adeguata, masticando le pagine via via i personaggi vengono riproposti in maniera randomica di capitolo in capitolo, si avvicendano tra loro in alcuni casi senza mai incontrarsi, calpestano le stesse strade, stessi marciapiedi di una Milano dall?atmosfera fumosa quella che vuol nascondere la Milano da spot televisivo dalla Milano della gente comune, dalla Milano underground, uno spaccato di realtà che si può tastare con mano, affettare talmente solido.

Riporto qui un intervista con l?autore:

Ilpersecutore scrive:
quanto è autobiografico?

S. Lorefice scrive:
Il discorso per Cosmo è un po’ complesso, dal mio punto di vista.
autobiografia? Mmm diciamo che la gran parte delle cose sono successe… o le ho viste succedere.
Poi ho agito per mood, diciamo che il libro aveva una frenesia di fondo che imponeva una velocità d’esecuzione, con degli stop, perchè la frenesia ti accorgi che è frenesia quando ti fermi e la guardi da fuori….come quando sei in metropolitana e sei parte della massa.

Ilpersecutore scrive:
si mi ha dato proprio questa impressione

S. Lorefice scrive:
poi la chiave del libro sta nella suite finale, dove appunto c’è il mood che esce, infatti non c’è piu la narrazione come nei 15 racconti precedenti, anche se il luogo è quello, forse lì c’è la parte più autobiografica

Ilpersecutore scrive:
Si credo che se questo è quello che volevi regalare al lettore ci sei riuscito alla grande

S. Lorefice scrive:
grazie. ancora. ed in definitiva sì, era quello lo scopo. anche perchè l’ultimo pezzo “Date Rape Drug” è stato il primo scritto…di tutto il libro. da lì è partito tutto.
è più prosa poetica, per certi aspetti…anche perchè io vengo da un certo tipo di fare poesia contemporaneo, fortemente radicato nell’adesso. quasi invischiato. inevitabile non seguire il sentiero.
Tieni presente che Cosmo è stato scritto alla fine del 2003. Adesso la faccenda è un’altra volta cambiata.
il nuovo materiale è diverso.
E? più.
Ci sono stati due anni di ricerca sul linguaggio che hanno portato ad una nuova silloge poetica, che ha attirato l’attenzione di alcuni editori storici per la poesia…e ne sono davvero contento.
poi c’è il nuovo materiale in prosa anche quello una nuova pelle, per certi aspetti molto più ficcante, ed altri molto più consapevole. insomma, nonostante un silenzio che è durato quasi due anni, e che durera fino alla fine del 2006…il nuovo materiale è notevolmente superiore, ai miei occhi e soprattutto a quelli di chi aveva amato o meno i libri precedenti…cio mi dà parecchia energia sarebbe stato semplice riproporre la minestrina cosmo…ma n;.
non si prosegue per sentieri battuti, si prosegue con le mani ad aggrapparsi per salire di quota.
Almeno per quanto riguarda il mio discorso artistico, se lo si puo definire tale. gli altri facciano come vogliono.

Ilpersecutore scrive:
condivido il tuo pensiero ti fa onore perpretare alla ricerca di nuove soluzioni e nuove strade

S. Lorefice scrive:
detta cosi sembra una sboronata. ma ti assicuro che invece in questi due anni ho dovuto imparare il silenzio. arricchirmi. dentro, e per me.

Ilpersecutore scrive:
ne sono convinto anche perche agli sconosciuti non si mente (perche mai si dovrebbe?): quindi dovrò attendere tutto l’anno per la tua nuova opera?

S. Lorefice scrive:
la nuova silloge non so esattamente qundo uscirà. credo fine 2006 le nuove cose di narrativa…credo per il 2007…
anche perchè in effetti….c’è un romanzo in progressione, una raccolta di racconti…anche quindi, c’è parecchio materiale sul quale lavorare… certo è che usciranno un po’ di libri fra un po’ di tempo…non moltissimo ormai

Ilpersecutore scrive:
Bene, bene quindi lo scrittore è la tua unica occupazione?

S. Lorefice scrive:
no. In italia, pochi scrittori possono permettersi di scrivere e basta….anche di quelli conosciuti…parecchio

Ilpersecutore scrive:
vero?

S. Lorefice scrive:
Prendi M****zi, lui ha cominciato a mangiare solo di libri dall’anno passato…ma ne aveva gia scritti quattro o 5 il salto lo fai se vendi i diritti della storia per fsare un film…allora cambia la faccenda…altrimenti…ti attacchi anche perchè oggi, arrivare a 10000 copie di un libro….un editore si ubriaca…con te ed i tuoi parenti per due generazioni…:
quelli della M** Y M** se arrivano a 2000 copie sono gia contenti…esempio ci sono quelli che fanno il botto…ma la maggior parte galleggiano…e parlo di tutti…mon**** compresa….anche perchè pure loro hanno libri che non fanno piu di mille copie…

Ilpersecutore scrive:
si, è incredibile Feltr*** che da sinistrosa casa editrice di nicchia, ormai pubblica solo ?best seller?

S. Lorefice scrive:
Io sono per un discorso etico pure nello scrivere, nel senso che ho una enorme responsabilità di doveri dire e non solo raccontare

Nb: l?intervista è successiva in ordine di tempo alle righe che facevano da prelude in questa recensione, noterete come le cose che l?autore voleva far trapelare dal suo scritto coincidono con quelle captate dal lettore
salut

Stefano Lorefice
Cosmo Blues Hotel

(Racconti)
Formato 12,5 x 19,2
Pagine 120
Euro 8.50
Codice ISBN: 88-87899-07-0
Collana Genera-zone

La luce negli occhi è un brutto affare.
Poi, se stai dormendo è una rottura di palle totale.
Al termine della notte c?è sempre lo stronzo che accende la luce.
Di solito lo fa usando le tue pupille come bersaglio.
Non mi sono mai arreso, io.
Semplicemente alzarsi, chiudere le persiane, e tornare nel letto.
Possibilmente girato con un?angolatura che garantisca un buon cono d?ombra
Tre di notte.
La dipendenza chimica ha questi effetti.
Smettere è l?unica soluzione possibile, se non si considera il cono d?ombra.
Non è mattino, anche se si dice pure ?tre del mattino?; deve essere stato un altro col mio stesso problema di luce ha tirato fuori la storia che le tre di notte sono anche le tre del mattino, ma io non ci casco.

"Generazione 1000 euro" Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa (Un "non libro")

17 Gennaio 2006 9 commenti


Il libro che ho appena finito di leggere è assolutamente originale, in quanto non si potrebbe definire un libro vero e proprio?non lo trovate in libreria, non è rilegato, né in edizione economica, non ha una casa editrice e, grande novità di questi tempi, è gratis. Andate sul sito: www.generazione1000.com e proverete l?emozione di scaricare qualcosa gratis, per la prima volta senza sentirvi un po? dei criminali?
L?idea è di due trentenni che in 89 pagine di un file in pdf provano a raccontare la vita quotidiana di un gruppo di ?giovani d?oggi? alle prese con ciò che gli autori amano definire ?precariato sociale?, un terrorismo psicologico fatto di stage, contratti a tempo, a progetto, tutti con lo stesso fattore comune: responsabilità, impegno, ma pochi soldi, appena sufficienti per arrivare a fine mese, tra l?affitto, la spesa e tutto il resto. Precariato che il protagonista del libro sembra vivere anche nella sua vita sentimentale, caratterizzata da una storia non meglio definita, con una ragazza di cui è follemente innamorato, ma che c?è e non c?è, a volte sembra altrettanto presa e a volte sparisce senza una parola, per poi tornare come se nulla fosse accaduto?
Nel complesso un libro molto godibile, impossibile non immedesimarsi in almeno uno degli eventi raccontati o in qualche aspetto dei personaggi, inoltre desta curiosità e ti fa arrivare a fine testo agilmente, con un po? di sorpresa per un finale non originale, ma neanche scontato?
Il mio consiglio è di andare sul sito, per qualche ora di relax e per incentivare un po? idee come queste?magari riusciamo anche ad aiutarla, questa nostra generazione?

Titolo: ?Generazione 1000 euro?
Autori: Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa
Prezzo: Gratis
Dati: 89 pagine, file pdf (per chi non avesse Acrobat, c?è la possibilità di scaricarlo gratis sul sito stesso)

Riferimenti: il sito

La prima indagine di Montalbano-Andrea Camilleri

11 Gennaio 2006 15 commenti


I gialli non mi piacciono, ne ho letti pochi: qualcosa di Agatha Christie, il resto di Camilleri, del quale continuo ad apprezzare stile, capacità di intrecciare storie, ironia e profondità. A questo proposito dello stesso autore, ma fuori dalla serie dei casi Montalbano, consiglio vivamente ?La biografia del figlio cambiato?: la vita di Pirandello scritta in modo da appassionare e far comprendere meglio le sue opere?a saperlo qualche anno fa?
In questo libro il buon Camilleri ci racconta tre indagini di Montalbano, legate dall?assenza di fatti di sangue, dalla presenza della Mafia a fare da sfondo a ogni gesto della quotidianità, dal solito affascinante dialetto siciliano e dalle altrettanto affascinanti riflessioni filosofiche che Camilleri affida al suo Montalbano, per bocca del quale non manca di citare personaggi degni di nota come Borges.
Fin qui niente di nuovo. L?originalità di questo libro è che la seconda indagine narrata ci presenta l?esordio del commissario a Vigata, raccontandoci qualche retroscena curioso: da dove viene, come è tornato in riva al suo amato mare, come nasce il suo rapporto con Fazio e Mimì. Traspaiono in maniera più evidente i caratteri distintivi di questa personalità sempre a cavallo tra legalità e illegalità, umana, un po? spigolosa, ma molto italiana nel suo barcamenarsi tra l?impegno a rispettare certi valori e i pesanti strumenti burocratici a nostra disposizione per farlo.

Titolo La prima indagine di Montalbano
Autore Camilleri Andrea
Prezzo ? 5,00
Dati 340 p., rilegato
Anno 2005
Editore Mondadori
Collana I miti

Il Giocatore-Marco Baldini

9 Gennaio 2006 18 commenti


Non so quanti di voi, come me, ascoltino Radio Deejay, ma essendo la più ascoltata in Italia immagino di essere in numerosa compagnia. Chissà poi quanti di voi, come me, hanno iniziato ad ascoltarla tanti anni fa e a sentire ancora oggi alcuni personaggi, provano una nostalgia agrodolce?Sintomi di vecchiaia a parte, il motivo per cui ho intrapreso la lettura di un libro così ?atipico? per me, in quanto non scritto da uno scrittore, sta in parte in questa nostalgia, in parte in una curiosità mai sopita.
Una mattina di qualche anno fa, accendendo la radio, non trovai ad accogliermi la voce di Marco Baldini, che tanto mi divertiva e che, come lui stesso scrive, era uno dei pochi a far davvero ridere anche di mattina presto. Sulla sua ?scomparsa? poche frasi interlocutorie che alludevano a dei ?problemi personali?. Dopo tanti anni e dopo il suo ritorno alla radio, anche se in un?altra città, i suoi trascorsi sono noti a tutti.
In questo suo libro, però, c?è di più: ci sono i dettagli a soddisfare un po? di curiosità morbosa, ma c?è anche una storia avvincente per chi ama i romanzi, una scrittura fluida e scorrevole per chi non ama le letture troppo impegnate, c?è tutto un mondo ingenuamente sconosciuto e inimmaginabile, celato dietro l?innocente scritta ?agenzia ippica?, nascosto nei sottoscala di qualche bar, dissimulato tra le chiacchiere alla radio e le estati all?Aquafan. Soprattutto, ancora una volta, c?è il mondo delle dipendenze, nascosto nei nostri cervelli, forse insito dentro di noi, certo più diffuso e variegato di quanto noi stessi siam pronti ad accettare. Un mondo fatto di mille lati oscuri, di centomila buoni propositi a altrettante rinunce; un mondo fatto di solitudine in mezzo a tanti ?amici? e di qualche amico vero, spesso l?unico a comportarsi controcorrente. Un mondo molto più vasto di quanto siamo disposti ad ammettere, un mondo raccontabile solo da chi ci ha vissuto, e ne è rimasto ferito.
Titolo Il giocatore (ogni scommessa è un debito)
Autore Baldini Marco
Prezzo ? 14,00
Dati 219 p., rilegato
Anno 2005
Editore Baldini Castoldi Dalai
Collana Romanzi e racconti

Stefano Benni – Il bar sotto il mare

8 Gennaio 2006 19 commenti


?Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono.
Camminavo una notte in riva al mare di Brigantes, dove le case sembrano navi affondate nella nebbia e nei vapori marini…”

Per quanto non apprezzato da tutti (e chi lo è), Stefano Benni per me è uno scrittore dalla bravura fuori dal comune. E tra tutti i suoi libri, molti dei quali trovo splendidi, a due su tutti sono più affezionato. Uno è Baol ? una tranquilla notte di regime e l?altro è il libro di cui voglio parlare e di cui potete leggere l?incipit all?inizio di questa recensione, Il bar sotto il mare.
Non so quante volte abbia letto questo libro, molte, so solo che continuo a leggerlo e credo che continuerò a leggerlo ancora.
In una notte indefinita, in un posto sconosciuto, un uomo (che potrebbe essere chiunque tra i lettori) si trova per caso a seguire un misterioso vecchietto che in abito da sera, con una gardenia appuntata all?occhiello, lo conduce in un bar che si trova sotto al mare. Qui un cenacolo di buffi personaggi si dà appuntamento per raccontare le loro strane storie, ognuna col suo carattere, ognuna con il suo carico di riferimenti, ognuna rassomigliante in qualche modo al suo narratore. Splendida la copertina dell?Universale Economica Feltrinelli, che da un ottimo colpo d?occhio alla singolare congrega.
In un libro dalla struttura circolare si raccontano i 23 personaggi che popolano il bar e alla fine anche voi vi troverete seduti a bere qualcosa nel bar sotto il mare. Ogni racconto (alcuni brevi di poche righe, altri di alcune pagine) inizia con una citazione di un?opera differente, piccolo stratagemma che insieme all?immagine del personaggio viene usato dall?autore per richiamare in modo veloce ed efficace l?atmosfera voluta. Atmosfera portata poi avanti perfettamente dal linguaggio, diverso di volta in volta, eppure sempre riconducibile a quello di Benni, ricco di umorismo e metafore in equilibrio sul filo del non-sense. Ogni racconto è una piccola perla, uno spaccato su mondi, soggetti e situazioni in bilico tra favola, barzelletta e sogno. Sarebbe un peccato dire di più sui personaggi e sulle storie che raccontano, mi limito quindi a riportare ciò che si può leggere in quarta di copertina, consigliando ovviamente la lettura e l?acquisto:

?Sompazzo, il paese più bugiardo del mondo – Gaspard Ouralphe, il più grande cuoco della Francia – Il verme mangiaparole e l’incredibile storia del capitano Charlemont – La disfida di Salsiccia – Il dittatore pentito – Kraputnyk, il marziano innamorato – Priscilla Mapple e il delitto della II C – Il folletto delle brutte figure, il diavolo geloso e la chitarra magica – La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case – Il mistero di Oleron e l’Autogrill della morte – Californian crawl – Il pornosabato del cinema Splendor – I capricci del dio Amikinont’amanonamikit’ama – Arturo Perplesso Davanti alla Casa Abbandonata sul Mare – Il racconto più breve del mondo, la fatale Nastassia e la grande Traversata di Vecchietti. Tutto può accadere nel bar sotto il mare. Un bar in cui tutti vorremmo capitare, una notte, per ascoltare i racconti del barista, dell’uomo col cappello, dell’uomo con la gardenia, della sirena, del marinaio, dell’uomo invisibile, della vamp e degli altri misteriosi avventori.?

Stefano Benni
Il bar sotto il mare
Fetrinelli editore, collana Universale Economica
200 pagine
Eruo:6,50