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Archivio Ottobre 2005

:: Passavamo sulla terra leggeri ::

28 Ottobre 2005 Commenti chiusi

Alcuni giorni fa ho avuto il grande piacere di assistere ad una manifestazione in memoria di Sergio Atzeni. Una serata di letture di brani di opere dell’autore, purtroppo, scomparso proprio dieci anni fa, accompagnati da musica e canti. Durante la serata si è formata un’atmosfera quasi magica e i lettori, tutti semplici appassionati ma bravi ed evocativi, sono riusciti a portarmi tra le parole di un autore che ho molto amato.
Un autore prematuramente scomparso che poteva essere un grande nella letteratura italiana, ma purtroppo il destino ne ha interrotto l’opera e, forse, lo ha relegato ad essere uno scrittore conosciuto solo qui in Sardegna.
Quindi vorrei brevemente parlare di lui e dell’opera, tra le sue, che preferisco.

Sergio Atzeni nacque a Capoterra nel 1952. Visse a Cagliari nel periodo dell’infanzia, degli studi liceali e dell’università: si iscrisse infatti alla Facoltà di Filosofia, senza tuttavia conseguire la laurea. In questi anni è grande l’impegno politico e intensa l’attività giornalistica a cui Atzeni si dedicò a partire dal 1966, attraverso la collaborazione a vari periodici e quotidiani ed anche tramite la radio. Nel 1976 ottenne un impiego stabile presso gli uffici dell’Enel, che abbandonò dieci anni dopo, in concomitanza con la pubblicazione del primo romanzo, “L’apologo del giudice bandito”, e con la volontà di allontanamento dall’isola deluso dall’ambiente culturale della Sardegna. Finalmente dopo molti anni raccogli i frutti del proprio lavoro pubblicando “Il figlio di Bakunin” (da quale è tratto un bel film) e “Il quinto passo è l’addio” (dove il tema dell’emigrazione e dei ricordi della vita cagliaritana negli anni ’60/’70 ne fanno un libro altamente autobiografico). Viaggiò attraverso l’Europa per poi soggiornare a Torino e in seguito Emilia fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 1995 nelle acque dell’isola di Carloforte. Alcune sue opere sono state pubblicate postume.

:: Opere ::

Apologo del giudice bandito, Palermo, Sellerio, 1986.
Apologo del giudice bandito, Raccontar fole, Sassari, La Nuova Sardegna, 2003.
Il figlio di Bakunin, Palermo, Sellerio, 1991.
Il quinto passo è l’addio, Milano, Mondadori, 1995.
Il quinto passo è l’addio, Nuoro, Il Maestrale, 1996.
Il quinto passo è l’addio, Nuoro, Ilisso, 2001.
Passavamo sulla terra leggeri: romanzo, Milano, Mondadori, 1996.
Passavamo sulla terra leggeri: romanzo, Nuoro, Il Maestrale, 1997.
Passavamo sulla terra leggeri: romanzo, Nuoro, Ilisso, 2000.
Gli anni della grande peste, Palermo, Sellerio, 2003.
Bellas mariposas (1996).

:: Passavamo sulla terra leggeri ::

Come un antico cantore, Atzeni regala al lettore una miriade di microstorie che immagina tramandate oralmente dai “Custodi del tempo” ad un ragazzino, orgoglioso e ignaro, la singolare vicenda dell’Isola antica, col tono del racconto epico dominato da figure mitiche e favolose, perdute per sempre agli albori dell’umanità. La storia si mescola al racconto epico, al mito, alla leggenda, per narrare l’epopea di un popolo antico: i S’ard, “danzatori delle stelle” provenienti dall’Oriente, e approdati in un’isola bellissima, senza nome.

Come per magia emerge da una preistoria remotissima il mistero delle origini; si anima la lunga resistenza agli invasori, cui seguono fasi storiche più vicine nel tempo, fino al tramonto della civiltà dei giudici (i principi guerrieri che dominavano la Sardegna medioevale), che segna la fine della libertà dei sardi. All’interno di questa trama si svolge “la storia delle donne e degli uomini che hanno vissuto prima di noi nell’isola dei danzatori”.

Una singolare ed emozionante esperienza di lettura per i sardi e per chi ama la nostra isola.

“Passavamo sulla terra leggeri come acqua, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta.

A parte la follia di ucciderci l’un l’altro per motivi irrilevanti, eravamo felici. Le piane e le paludi erano fertili, i monti ricchi di pascolo e fonti. Il cibo non mancava neppure negli anni di carestia. Facevamo un vino colore del sangue, dolce al palato e portatore di sogni allegri. Nel settimo giorno del mese del vento che piega le querce incontravamo tutte le genti attorno alla fonte sacra e per sette giorni e sette noti mangiavamo, bevevamo, cantavamo e danzavamo in onore di Is. Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare era la nostra vita. Eravamo felici, a parte la follia di ucciderci l’un l’altro per motivi irrilevanti”.

Ian McEwan – Lettera a Berlino

17 Ottobre 2005 2 commenti


Adoro questo scrittore. Riesce a dare il meglio di sé con ogni argomento. Quindi scrive indifferentemente delle tribolazioni di un padre che ha ?perso? la sua bambina al supermercato, oppure della vita di tre orfani, oppure dell?amore malato e ossessivo di un pazzo. Ed ogni volta dimostra di avere delle conoscenze specifiche su ogni tema.
Così parla con cognizione di causa di mongolfiere, di musica, di guerra.
In questo libro si cimenta con una ?spy-story?, ma lo fa a suo modo. Sullo sfondo della guerra fredda, la vicenda si svolge a Berlino nel 1955, si intreccia una storia d?amore dai risvolti drammatici, tra un inglese che lavora ad un progetto segretissimo a stretto contatto con gli americani e una donna tedesca divorziata e desiderosa di vivere.
Le due storie, apparentemente senza nesso, corrono vicine verso la fine inevitabile e terribile. Dapprima le due storie sono ben separate e indipendenti, poi si avvicinano sempre di più, fino a diventare vincolate l?una dall?altra.
I personaggi di contorno, sono tutti attori della pluriennale commedia recitata dagli ?alleati? contro i russi. E all?interno di questa alleanza costruita su basi forti, ma al tempo stesso molto labili, si leggono tutte le incomprensioni e le insofferenze tra inglesi e americani.
Un romanzo che scorre veloce, che riesce a tenere alta l?attenzione di chi legge. Un romanzo che non ha scopi educativi, troppe parole sono state scritte sui due argomenti, ma vuole tenere il lettore attaccato al libro fino all?ultima parola.
E lo fa bene.

Seduti dalla parte del torto-Devil Buio

12 Ottobre 2005 3 commenti


Ho letto e apprezzato anch’io il libro. Non posterò una mia recensione, mi limiterò a farvi leggere il prologo, secondo me una pagina di splendida letteratura, godibile e profonda:
“Nonostante l?umano vizio di vedere tutto secondo regole e convenzioni, non esiste un solo giorno nella storia che sia durato esattamente quanto il precedente. Ci sono ore che attraversano velocemente le nostre stazioni senza fermarsi, e senza nessun annuncio che ci avverta di allontanarci da i binari. Al contrario, ci sono momenti che si siedono accanto a noi nel pezzo di panchina che avanza, e ci fissano cercando il dialogo.
Lo sanno bene tutti quelli che hanno vissuto il giorno dell?ultimatum, indipendentemente dal fatto che lo abbiano passato accanto a un telefono, davanti a un televisore, o protestando per la strada.
Fu impressione di molti che quel giorno non volesse finire mai. Lo pensarono coloro che avevano imbracciato le armi e si erano barricati dentro quella chiesa, ma lo pensarono anche i militari che in quella chiesa si preparavano a fare irruzione.
Infine, se lo dissero in modi diversi tutti quelli che nella cosa non ebbero parte attiva, ma che rimasero tutto il giorno incollati alla radio, come stracci esposti al vento per asciugare.
Come sempre succede in questi casi, ognuno difese le ragioni di chi sentiva come lui, e sui muri apparvero scritte di diversi colori. Una di queste, breve e sonora come uno schiaffo dato a freddo, comparve pochi giorni dopo la conclusione della vicenda; ?seduti dalla parte del torto? si leggeva tra le sbavature della vernice rossa. Molti la lessero senza capirne il senso.”
Buona lettura.
Devil Buio
Seduti dalla parte del torto
Edizioni Clandestine
(Romanzo)
Formato 12,5 x 19,2
Pagine 140
Euro 9,00
Codice ISBN 88-87899-17-8
Narrativa Tascabili
Anno pubblicazione: 2005

Riferimenti: la recensione del persecutore

Philip Roth – Pastorale americana

12 Ottobre 2005 2 commenti


Una famiglia ebrea, anzi un capofamiglia ebreo lo ?Svedese?, baciato dalla fortuna, campione di discipline sportive nel liceo, bello, aitante, una famiglia fondata sul lavoro, sposa la reginetta di bellezza dello stato del New Jersey, una figlia, una casa in campagna, un futuro roseo sotto tutti gli aspetti.
Ad un certo punto della sua vita tutto ciò frana di colpo. L?unica figlia si macchia di un crimine inammissibile, incomprensibile sulla scia dei disordini seguenti alla guerra del Vietnam. Gli infuocati anni sessanta sono piombati prepotentemente in casa Levov.
E tutto ciò che lo Svedese ha imparato dal padre, uomo di forte personalità, sulla fabbricazione dei guanti (l?attività di famiglia), al quieto vivere, al rispetto del vicino, tutto viene messo in discussione. In un turbinio di pensieri e di preoccupazioni il protagonista giunge a rivedere la figlia che non riconosce più, scopre cose che lo fanno inorridire e che lo feriscono più di un?arma da taglio.
Il castello che egli ha costruito su fragili basi si sfalda, non si riconosce più, il colpo è forte. Anche le amicizie coltivate in anni di conoscenza si rivelano, agli occhi ormai disincantati dello Svedese, dei burattini che recitano solo una parte.
Il libro narrato da un vecchio e ammirato compagno di scuola di Seymour Levov, ormai scrittore, che lo incontra dopo anni casualmente, mette in luce la parabola discendente di un americano tipico, come tanti.
Quindi il libro non è solo la storia della famiglia Levov, ma la storia di tante famiglie americane private dei loro figli a vantaggio della guerra, scippate delle loro proprietà a causa dei disordini razziali degli anni sessanta, spogliate delle loro sicurezze e dei loro miti. L?America che è pur sempre una potenza mondiale, si sveglia e vede che non tutto è stabilito, la guerra può entrare anche nelle case dei suoi figli, adorne di festoni e di immagini di Halloween, di santini cattolici e di feticci ebraici.
Il libro si conclude con un interrogativo che ti fa ripensare a tutto il libro, ti fa scorrere le quattrocento pagine con la mente, velocemente, fino a scoprire che una risposta non esiste. Tutto, nella vita, è fortemente casuale e nulla è scontato.

Sandro Veronesi – Caos Calmo

2 Ottobre 2005 13 commenti


Se avrete intenzione di aprire le pagine di questo libro, esso vi “parlerà” direttamente come se vi stesse guardando direttamente negli occhi.
Pietro Paladini è un uomo realizzato, ma un giorno le vicende della vita lo mettono di fronte alla scomparsa della compagna, mentre lui sta salvando la vita ad una donna che sta annegando.
La sua quotidianità si ferma davanti alla scuola che frequenta la figlia e da quel punto di osservazione partono e si snodano e si annodano le vicende dei vari personaggi che affollano il libro.
Diventa il punto dal quale partono le riflessioni di Pietro e attraverso esse e le note dei Radiohead presenti in tutto il libro si parte per compiere un viaggio attraverso l’opulenta decadenza dell’oggi, la sovversione, le convenzioni, l’ipocrisia, i giochi di potere, lo scudo dell’indifferenza di Pietro, le intenzioni.
Difficile poter riassumere la bellezza di questo libro cercando di condensarlo in poche parole, occorrerebbero diverse e numerose immagini per poterlo raccontare, un viaggio nella contemporaneità affrontato im modo saggio e scettico, a volte cordiale, comunque pervaso da una certa tensione necessaria che fa tenere gli occhi e la mente aperta di fronte ad ogni pagina del libro stesso.

Sandro Veronesi – Caos Calmo

Casa Editrice Bompiani

prezzo euro 17,50