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Archivio Agosto 2005

Seduti dalla parte del torto – Devil Buio

30 Agosto 2005 12 commenti


Il caldo afoso di fine luglio portava con se un pacco, il contrassegno edizioni clandestine alle poste del mio paese non faceva presagire nulla di buono, sicché, anziché dalla solita postina, mi fu recapitato niente meno che dal postino, direttore globale totale, oh come si sbagliavano, il contenuto del pacco anzicheno era il libro di tale Devil buio, nulla di meglio.

Il buon buio mi ha fatto trascorrere la prima settimana di vacanze in un piccolo paese della provincia di Pistoia, Borgoduro, paesello in cui diversi attori protagonisti e non, vivono una raccapricciante situazione tanto paradossale quanto verosimile. I personaggi principali: un gruppo di nonni dalla vena goliardica e zingaresca, sullo stile degli ?amici miei?, un po? più nostalgici, di quello che avrebbe dovuto essere ma che non in realtà non è; questi nonni si ritrovano a dover combattere più nemici su più fronti, combattono con la loro coscienza mai soddisfatta cercando l?uno nell?altro difetti per alleviare ognuno i propri demoni che, da che è finita la guerra, li accompagnano, combattono contro la paura che vedono riaffiorare dietro l?angolo, quella paura che hanno imparato a conoscere durante il loro passato partigiano, quella paura che mina le loro libertà, quella paura che ti condanna solo per verità supposte, parla americano questa volta, ma riescono lo stesso ad inquadrarla sotto la sua nuova veste, questo nemico non ha divisa.

Voci fuori coro, nonché narratori delle vicissitudini che la storia va a sviluppare, altri due co-protagonisti, un giovane dj di periferia, con un minimo di successo, e un giovane giornalista incosciente ed arrivista, molto curioso, come vuole la prassi insomma. Il primo tramite le sue trasmissioni radiofoniche sì auto-analizza, il secondo, con le sue domande, mette in risalto la pochezza di un?ideologia, checché se ne voglia. Nelle introspezioni del primo e nella ricerca affannosa della notizia del secondo, ho colto tutto il malessere generazionale dei trentenni d?oggi (quelli con un minimo di cervello) che si risveglia da tre lustri di benessere fittizio, ma che in realtà dovrebbero riscoprire un po? più di quei valori ancora intrisi nei racconti di chi prima di noi ha vissuto una guerra, sorgeva in me spontanea una domanda, mentre leggevo riga per riga: perché stiamo combattendo e uccidendo ancora? Non riesco a darmi pace.

Questo libro mi è piaciuto, e di molto, non ho citazioni da lasciarvi al riguardo, poiché il libro l?ho prestato ad una ragazza, sapete com?è, vi lascio dicendovi solo che è arrivato a farmi commuovere in un finale degno di un vero scrittore italiano, non un burarattino, un autore pane caldo e mortadella col pistacchio fresca, come piace a me.

Devil Buio
Seduti dalla parte del torto
Edizioni Clandestine
(Romanzo)
Formato 12,5 x 19,2
Pagine 140
Euro 9,00
Codice ISBN 88-87899-17-8
Narrativa Tascabili
Anno pubblicazione: 2005
Riferimenti: Devil buio

Massimo Carlotto – "L’oscura immensità della morte"

2 Agosto 2005 5 commenti


Per coprirsi la fuga dopo una rapina in banca, due malviventi prendono in ostaggio una donna e il figlio di otto anni. Uno dei due, preso dal panico e offuscato dagli effetti della cocaina, li uccide senza alcuna ragione. Il bambino muore sul colpo, la donna spira in ospedale fra le braccia del marito.
L’omicida viene catturato, mentre il suo complice riesce a fuggire. Raffaello Beggiato, condannato all’ergastolo, rifiuta di fare il nome del correo, cui però addossa la responsabilità del duplice delitto.

Quindici anni dopo il criminale, detenuto in un istituto di pena, si scopre affetto da un cancro incurabile, destinato a condurlo alla morte in breve tempo. Il suo unico desiderio è quello di trascorrere gli ultimi mesi di vita in libertà.
L’accettazione della sua richiesta di grazia è però necessariamente subordinata al parere favorevole di Silvano Contin, marito e padre delle due vittime.

Silvano, dopo la tragedia che lo ha colpito, ha abbandonato il suo lavoro di rappresentante e reciso ogni legame col passato. E’ diventato “il signor Tacco Svelto”, titolare di un’anonima attività di risuolatore di scarpe nell’atrio di un centro commerciale. Vive le sue giornate sospeso fra un lavoro senza impegno e serate cupe e solitarie, chiuso in casa davanti ai telequiz e al vino in cartone; tormentato dai ricordi, dalla contemplazione ossessiva delle foto dei propri affetti più cari distesi sul tavolo autoptico; e dall’ultimo grido d’aiuto della moglie, che continua a riecheggiargli nella mente e gli chiede soccorso mentre sprofonda in quella che lui chiama l’oscura immensità della morte.

La richiesta di Beggiato dischiude a Contin orizzonti di rabbia forzatamente sepolti. Mentre per l’ergastolano la risposta del solo congiunto delle sue vittime rappresenta l’unica e ultima occasione di speranza e di pietà, la sua domanda di grazia apre a Silvano la possibilità di un’ormai insperata vendetta, tutta incentrata sulla ricerca del latitante che ritiene responsabile del duplice omicidio.

Massimo Carlotto – autore prolifico ma finora a me sconosciuto, che dopo la lettura di questo romanzo continuerò a seguire con interesse – costruisce efficacemente una trama a tinte cupe e mai banali, incentrata sulla psicologia di due personaggi antitetici ma ugualmente umani, innocenti e contemporaneamente colpevoli agli occhi del lettore.
Il ruoli di vittima e di carnefice arrivano a intersecarsi e a capovolgersi, sovrapponendo la problematica della giustizia “istituzionale” a quella della giustizia etica e morale e spiazzando profondamente il lettore, in un crescendo di violenza e di aberrazione che ognuna delle due parti potrebbe a suo modo giustificare, e che pone lo spettatore nel ruolo di ambiguo giudice dello sviluppo insospettabile degli eventi.

Da leggere, assolutamente.
Per riflettere sul senso più intimo di concetti – talvolta così superficialmente banalizzati – di perdono, giustizia e vendetta.
E cogliere la rara occasione di calarsi così profondamente nei panni di due protagonisti speculari di una stessa, univoca tragedia, arrivando a ribaltare in modo radicale giudizi radicali e inconsapevoli pregiudizi.

Massimo Carlotto
“L’oscura immensità della morte”
Edizioni e/o
ISBN 88-7641-664-1
Prezzo: ? 8,00

Riferimenti: Il sito di Massimo Carlotto

Domatori di Parole – Arundhati Roy

1 Agosto 2005 2 commenti

Arundhati Roy è una scrittrice nel senso più romantico e sanguigno del termine. Nata nello stato indiano del Kerala e laureatasi in architettura a New Dehli, la Roy ha stupito il mondo col suo romanzo d’esordio “il Dio delle piccole cose”.
Scritto con una prosa colorita e originale, questo libro racconta l’eterno conflitto tra l’umana spontaneità e la pesante cappa delle convenzioni, facendo vibrare tra le righe una chiara denuncia della rigidità culturale che in India, attraverso le differenze religiose e di casta, mortifica soprattutto le donne.
La Roy non è solo un fuoriclasse della narrativa, ma un’osservatrice della realtà a trecentosessanta gradi, che con scritti come “guida all’impero per la gente comune” e “l’impero e il vuoto” ha saputo tracciare un ritratto impietoso delle logiche affaristiche che animano la politica in India e nel mondo.
Di seguito, un brano tratto da “l’impero e il vuoto”:

“Verso la fine di febbraio, il treno sul quale viaggiava un gruppo di agguerriti attivisti del VHP (fondamentalisti Indù), fu bloccato dalla folla fuori dalla stazione di Godhra. Venne appiccato il fuoco a un vagone del treno e cinquantotto persone morirono tra le fiamme.
Nessuno sapeva con certezza chi fossero i responsabili della strage. Nel giro di poche ore si scatenò un pogrom meticolosamente pianificato contro la comunità musulmana. Furono uccise circa duemila persone. Centocinquantamila furono costrette a lasciare le loro case. Le donne furono sottoposte pubblicamente a stupri collettivi. I genitori furono picchiati a morte sotto gli occhi dei figli. I capi del linciaggio disponevano di tabulati che riportavano l’ubicazione di tutti i negozi, le case e le aziende appartenenti ai musulmani: gli edifici vennero rasi al suolo dal primo all’ultimo. I luoghi di culto furono profanati. La folla aveva a disposizione camion carichi di migliaia di bombole di gas, ammassate a quello scopo con settimane di anticipo. La polizia non si limitò alla connivenza con gli aggressori: li protesse con un fuoco di copertura. Pochi mesi dopo, Narendra Modi, capo del governo del Gujarat, avanzò orgogliosamente la richiesta di anticipare le elezioni. Era convinto che il pogrom gli avesse conquistato il favore degli Indù”

NOTE: “Il Dio delle piccole cose”, “guida all’impero per la gente comune” e “l’impero e il vuoto” sono tutti pubblicati in Italia da Guanda.