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Archivio Aprile 2005

L’elenco telefonico di Atlantide – Tullio Avoledo

8 Aprile 2005 4 commenti


Un noir atipico.

“Scena muta all’esame di geometria.
I solidi ignoti”

Questa e’ una delle battute che il protagonista del romanzo, Giulio Rovedo,
spara fuori mentre gioca al “Bartezzaghi” insieme ai suoi amici, e battute
di questo genere, a mo’ di epigrammi, introducono i primi capitoli di
questo strano ma divertente libro.
Giulio lavora nell’ufficio legale di una piccola banca di provincia dal
nome cosi’ lungo che viene sbagliato da chiunque lo citi, banca che viene
inglobata da un ben piu’ grande e potente gruppo bancario internazionale.
Per via di questa fusione Giulio si trova a dover scegliere fra il perdere
totalmente il suo lavoro o accettare il trasferimento a Milano. Ma mentre
si dibatte in questa decisione, avvertendo gia’ i primi segni di mpazienza
aziendale nei suoi confronti, il protagonista si trova a dover fronteggiare
vicende personali e la crescente consapevolezza
che le mire espansionistiche del gruppo per cui lavora, vanno ben oltre
cio’ che normalmente ci si puo’ aspettare da una banca. In questo
intrecciarsi di vicende pubbliche e private assistiamo alla trasformazione
di Giulio da (apparentemente) tranquillo travet a investigatore, perfetto
equilibrio tra un Philip Marlowe friuliano e Indiana Jones.
I primi capitoli sono una perfetta descrizione di vita bancaria, ma anche
chi lavora in realta’ aziendali di tipo diverso puo’ riconoscere le
richieste assurde dagli altri settori, le congiure di palazzo, i
trasferimenti coatti e cosi’ via mobbizzando.
Ma mano mano che la vicenda si snoda, il racconto prende una piega diversa,
perche’ vi si inseriscono elementi di tutt’altro genere: sovrannaturali,
cabalistici, esoterici e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, ma non voglio dire
piu’ di tanto per non rovinare la sorpresa a chi volesse leggere questo
curioso romanzo.
E’ degno di nota che l’autore, pur essendo uno scrittore esordiente (e’ un
bancario come il suo protagonista), riesce a tenere complessivamente bene
le fila di questo lungo romanzo nel quale si intrecciano queste parti cosi’
diverse, e allo stesso tempo a rendere la vicenda verosimile e avvincente,
perché un dato di fatto e’ che non ci si riesce a staccare dal libro, dove
ogni pagina porta un colpo di scena o un capovolgimento di fronte.
I dialoghi sono molto efficaci, spesso molto divertenti, e improntati ad
uno stile decisamente chandleriano, forse a volte con un qualche
scivolamento macchiettistico.
I personaggi sono molto ben delineati, soprattutto il protagonista del
quale si vanno scoprendo via via anche alcuni lati oscuri che
contribuiscono a disegnarne una figura a tutto tondo.
Anche l’epilogo della vicenda e’ singolare e rimanda ad atmosfere da Philip
K. Dick.
Insomma, un libro particolare, piacevole e ben scritto, originale scoperta
nel panorama editoriale italiano odierno. Superfluo dirvi che a suo tempo
era stato segnalato da Dispenser (chevvelodicoafa’), l’editore e’ Einaudi
(che nonostante i “mala tempora” che “currunt” continuo a considerarlo
garanzia di qualita’…), e’ un tomo di 500 scorrevolissime pagine, al
costo di soli 11.50 ?, e se dovete rinunciare ad un’uscita con amici
per comprarlo, beh… passerete comunque una piacevole serata percio’ e’ un
sacrificio che potete affrontare.
Poi non dite che non ve l’avevo detto.

Tullio Avoledo
L’elenco telefonico di Atlantide
ed. Einaudi

Middlesex – Jeffrey Eugenides

8 Aprile 2005 3 commenti


“Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in
una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la
seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan.”

E’ l’incipit fulminante del secondo romanzo di Jeffrey Eugenides, a dieci
anni dal libro “Le vergini suicide” dal quale era stato tratto un film
apprezzato da pubblico e critica.
L’argomento e’ complesso e scabroso e si prestava ad essere raccontato in
maniera pruriginosa e voyeuristica: è la storia di Calliope Stephanides,
una ragazzina del Midwest americano, terra concreta di gente che lavora e
che si è fatta da sé. Calliope è un ermafrodito maschio che per la carenza
di un enzima (5-alfa-reduttasi), nasce con i genitali non completamente
sviluppati e viene scambiato per una femmina e cresciuto come tale, fino a
quando per un banale incidente, viene portata in un pronto soccorso dove
viene scoperto il suo segreto.
Questa la trama in soldoni. Ma ovviamente c’è di più.

Per spiegare le ragioni della malattia della ragazza, di evidente origine
greca come si capisce dal nome (e anche l’autore lo è, come si altrettanto
capisce dal nome…), l’autore torna indietro nel tempo a raccontare di
quando i nonni vivevano ancora in Europa, di come fossero dovuti scappare
durante la guerra fra Grecia e Turchia, e di come i suoi nonni fossero in
realta’ fratello e sorella, presi da una malìa d’amore l’uno per l’altra,
alla quale hanno cercato di opporsi con la ragione, ma alla quale hanno
ceduto durante il viaggio verso le Americhe, quando il sogno dell’inizio di
una nuova vita in un nuovo mondo sembra cancellare anche il ricordo della
loro consanguineità.
E così vivranno, Desdemona e Eleutherios, come marito e moglie agli occhi
di tutti, ma non per le proteine e gli amminoacidi che foramno il loro DNA
e quando il loro figlio Miltiades si innamorerà della cugina prima
Theodora, nessuno potrà immaginare quale scherzo il destino, o più
semplicemente la teoria mendeliana dei geni dominanti e di quelli
recessivi, stia architettando nei loro confronti.
Questa inesorabilità dell’amore, forza tragica alla quale nessuno può
sottrarsi, e alla quale devono soggiacere anche le ragioni del sangue,
oltre che trovare una sua spiegazione nella “grecità” dei protagonisti,
mi spinge ad un parallelo con un altro libro “Il dio delle piccole cose”,
della scrittrice indiana Arundhati Roy, dove l’amore, forza distruttiva
come il dio Shiva, sconvolge le rigide divisioni sociali dell’India “bene”
degli anni ’50 e ’60 e porta in seguito anche in questo libro ad un incesto
fra due fratelli gemelli, maschio e femmina, che, cresciuti lontani,
scoprono di amarsi nonostante siano fratello e sorella.

Ma nel libro di Eugenides c’è anche un altro aspetto interessante, ovvero
la descrizione della progressiva americanizzazione della famiglia
Stephanides. I nomi diventano americani: Miltiades diventa Milton, in onore
anche al grande poeta cantore del paradiso perduto (non a caso), Theodora
diventa Tessie e anche Calliope quando diventa maschio diventa Cal. La
contrapposizione fra le generazioni, nella famiglia Stephanides, come nella
maggior parte delle famiglie di immigrati, diventa contrapposizione fra
mondi, epoche, lingue, culture. La cultura millenaria della Grecia, che ha
inventato il mito dell’ermafrodito (figlio di Ermes e Afrodite), contro la
cultura pragmatica del Midwest, di Detroit, dell’industria dell’auto, della
terra delle opportunità dove chi lavora duramente può costruire la propria
fortuna. Fino all’arrivo della Nemesi che presenta il conto.
E Cal/Calliope, creatura doppia, è un po’ la rappresentazione di questa
dualità, di questa doppia natura, vuole forse farci capire che a volte due
situazioni apparentemente mutualmente esclusive possono convivere,
coesistere, nonostante questa coesistenza possa essere portatrice di
tormenti, ma anche di armonia, alla fine.

Il finale del libro è molto bello, ha un tono più intimista rispetto
all’inizio.
“(…) I salici erano spogli. Il vento soffiava la neve dura sulla mia
faccia bizantina che era quella di mio nonno e della ragazza americana che
ero stata. Rimasi sulla porta per un’ora, forse due. Dopo un po’ persi la
nozione del tempo, felice di essere a casa a piangere per mio padre e a
pensare al futuro”.

Tra le parole che vi ho riportato prima e queste, c’è quindi tutta la
storia di Calliope, raccontata in 606 pagine a tratti probabilmente un po’
pesanti da leggere, per via di una serie di salti temporali e di cambi di
io narrante forse non troppo felici. Ma “Middlesex” è comunque un libro
intelligente e, per citare Matteo Bordone di Dispenser (ebbene sì, il libro
era stato consigliato a suo tempo dal mio programma radiofonico preferito,
durante il quale erano stati letti diversi passi), 606 pagine a 19 ? fanno
29 centesimi a pagina, e.. ok, io dico che si possono spendere per qualcosa
che ci aiuti a riflettere un po’ su come va il mondo.

Nota a latere: una cosa mi ha lasciato perplessa… Cal/Calliope è nato a
Detroit nel 1960, così come l’autore, Cal adulto vive a Berlino, così come
l’autore, la descrizione fisica di sé che fa il Cal adulto (ma anche
Calliope durante il periodo della trasformazione), assomiglia molto alla
foto dell’autore sulla terza di copertina… mah… hai visto mai ?

Middlesex
Jeffrey Eugenides
? 19,00
606 pagg.
Mondadori