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Archivio Marzo 2005

E’ stato il figlio

28 Marzo 2005 10 commenti


È bravo Alajmo. La prima definizione che mi viene da dare alla sua scrittura è: pulita.
Un libro deve interessarti, devi godere mentre leggi e aspettare con ansia il momento in cui tornerai ad averlo sulle ginocchia, devi essere contento quando stai per finirlo e contemporaneamente dispiacerti per lo stesso motivo.
Devi sorridere dentro di te e compiacerti per una frase indovinata, una metafora che avresti voluto utilizzare tu, devi condividere o stupirti per il decorso degli accadimenti che si susseguono.
Tutto questo nei libri di Roberto Alajmo c’è, e in E stato il figlio, cè anche una sorta di giallo ad avvincere il lettore.
Un maestro nel ricostruire storie e personaggi appartenenti alla sua Palermo, lo scrittore ci disegna dei personaggi credibili nella loro meschinità, un riquadro del popolo contiguo con il potere mafioso, con i trucchi per sbarcare il lunario e la mentalità furbastra, sempre pronta a fregare il prossimo e la legge.
Anche in questo romanzo, come in Cuore di madre, c’è una donna dal carattere forte, che regge le fila dell’intera famiglia (in macchina il genero alla guida, la suocera accanto, moglie, figli e nonno dietro), e un protagonista, Tancredi, schiacciato dal peso della famiglia e dalla propria indolenza.
Si parte con il fatto centrale del romanzo, che lascio alla vostra curiosità, catapultati dentro una vicenda troppo chiara per essere vera. E si va avanti alternando capitoli con narrazione al presente, sulle disavventure di Tancredi, e altri al passato, con la ricostruzione degli accadimenti che hanno portato al fattaccio.
Non è un giallo vero e proprio, benché ci siano molti ingredienti del genere.
Si legge con piacere, in vista del traguardo ma anche godendosi la storia nel suo decorso. Probabilmente alcune cose si gustano maggiormente per chi conosce la realtà del sud, fatta di lavoro precario, di promesse elettorali e di microdelinquenza contigua alla mafia.
E forse può essere apprezzato anche da chi non ha familiarità con tutto questo, proprio per la bravura dell’autore nel condurti in un mondo squallido, dove una Volvo può contare più del proprio benessere reale.