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Archivio Febbraio 2005

Manuel Vazquez Montalban – Ricette immorali

28 Febbraio 2005 6 commenti


Banane al rum cotte al forno

(per sei persone)
6 banane grosse sbucciate e tagliate a metà nel senso della lunghezza
125 g. di burro
4 scorze d’arancia grattugiate
10 cl di succo d’arancia
3 cucchiai di succo di lime o limone
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
4 cucchiai di miele liquido
6 cucchiai di rum bianco
panna da cucina densa

Dopo aver fuso il burro in una pirofila, vi si ungono le banane tagliate a metà. Versatevi sopra il burro rimasto, spargete la scorza d’arancia grattugiata, aggiungete il succo d’arancia o limone, la cannella e il miele. Fate cuocere il tutto per 15 minuti circa, nel forno già caldo, a 190°. Scaldate poi il rum sul fornello, versatelo sulle banane e fatelo flambé. Servire in tavola ancora flambé con la panna densa a parte.

L’immaginazione popolare più salace ha promosso la banana a rappresentazione allegorica del fallo, del fallo considerato con uno sguardo dolce, si capisce, perchè il fallo duro e aggressivo ha come riferimento la carota, e i fallo infantile e problematico ha l’asparago, sebbene l’asparago venga coltivato in zone di autocompiacimento maschilista. La ricetta che qui si descrive è una formula acculturata e artificiosa che corregge e migliora la tradizionale Banana al rum che viene quasi sempre preparata come dessert “quando non si sa cosa preparare come dessert”. In simili casi bisogna ricorrere alla magia e questo piatto ha pertanto bisogno di linguaggio, di letteratura. E’ molto adatto ad essere gustato a cucchiaiate incrociate, lui che mangia quella che lei gli porge, e viceversa. Il semplice compito di tagliare la banana, ammorbidita da tanti fattori, eccita l’immaginazione erotica e relativizza il carattere negativo che talvolta suscita la cosidetta “invidia del pene”. Non tutti i membri sono da invidiare: principio di cui quasi tutti gli uomini sono stati sempre consapevoli e di cui, negli ultimi decenni, le donne hanno cominciato ad impadronirsi. La Banana al rum cotta al forno demitizza, rende ludica e insieme lubrifica, ogni “penelogia” negativa e, mangiata in abbondanza, può compensare fallimenti amatori successivi. Per la donna, se è generosa, perchè le ricorda un confuso paradiso di banane dolci; e per l’uomo, se ha capacità di autoinganno, perchè arriva a convincersi della sazietà della partner, senza domandarsi quanto di questa sazietà sia attribuibile solo alle banane.

Signori Bambini

28 Febbraio 2005 3 commenti


Ciao,
io mi chiamo Ismael, ho quattro anni o cinquantaquattro, non cambia molto, abito a Belleville, Francia. Vorrei parlarvi di un libro, parlarvi, io in realtà non è che parli molto, ma fate attenzione, non sono muto, soltanto silenzioso, ho i miei motivi per esserlo ed in tutto il libro, se vi capiterà di leggerlo, vedrete che dirò meno parole di quelle che stanno scritte sino a qui, però penso molto…facciamo così, immaginate di sapermi leggere nel pensiero ed ascoltate cosa ho da pensare.

Succede che mio figlio Nouredine, bravo ragazzo in fondo, faccia un casino a scuola assieme a due suoi compagni, i due sono molto amici e si sa, noi islamici, noi stranieri, facciamo un po’ fatica ad integrarci e così, quando questi due fanno arrabbiare il prof.
Craistang per un disegno nel quale viene prospettata la morte del professore stesso in modo molto creativo, lui, Nouredine, si autoaccusa per poter condividere qualcosa con loro:

‘Ci avete veramente pensato ? Perché si è alzato, il marocchino di merda in fondo alla classe ? Perché si è alzato, il pirlone riccioluto in fondo alla classe, a sbraitare ‘l’fatto me, l’ho fatto me’ come se non sapessi che si dice l’ho fatto io ? Perché eravate nella merda e c’era solo questo da condividere ! Ma non siete manco capaci di condividere la vostra merda ! Manco la vostra merda, la condividete, mortacci vostri fottuti!’

Questo è mio figlio, ma da grande, io ero lì e lo sentivo mentre diceva questa cosa, ero lì e l’ho sentito, per un attimo ho smesso di disegnare con i pastelli quella bambina bellissima che si chiama Tatiana e che mi sorride come se fosse un sole, ho smesso perché toccava a me sorridere, solo Tatiana mi ha visto, mi ha visto ridere, perché Nouredine urlando quelle parole gli aveva appena insegnato qualcosa a quei due (Joseph ed Igor), gli aveva insegnato una cosa importante ed io bambino ero orgoglioso di quel colosso di mio figlio.

Come dicevo, tutto parte dal disegno di Joseph ed Igor, disegno che forse non ha fatto nessuno dei due, tutto inizia dall’autoaccusa di Nouredine e dal compito di castigo assegnato dal prof. Craistang:

Tema:
una mattina ti svegli e ti accorgi che, durante la notte, sei stato trasformato in adulto. In preda al panico, ti precipiti in camera dei tuoi genitori. Loro sono stati trasformati in bambini.
Racconta il seguito.

E soprattutto: immaginazione non significa menzogna !

Tutto parte da lì, tutto parte dal fatto che io (da grande) ho smesso di parlare a mio figlio e l’unica cosa che faccio è mostrargli quel dipinto enorme che ho fatto in garage con quel sole così bello che nemmeno io capisco da dove sia spuntato fuori; tutto parte dal fatto che la madre di Igor, Tatiana, è così bella, è così incosolabile per la perdita del suo grande amore da costringere Igor ad una maturità immotivata; tutto parte dal fatto che Joseph non riesce a sognare, non riesce ad usare l’immaginazione ed ha pensieri troppo da grande, pensieri che gli bloccano la felicità come un tappo.
Poi c’è il prof Craistang, ma la sua è una storia a parte, è la storia di qualcuno che non è mai riuscito a vivere la sua infanzia, ma nonstante questo non l’ha persa, è rimasta lì ad aspettarlo, nascosta nei titoli dei suoi temi, nascosta nelle lunghe chiaccherate con le puttane della via delle donne, nascosta in quegli occhi che gridano aiuto, nascosta nelle parole che nessuno ascolta.
C’è il prof Craistang che deve imparare a svolgere davvero i temi che assegna ai suoi allievi.

Questa è la storia che racconta questo libro, lo svogliemento di un tema che molti di noi si sono dimenticati di finire.

Io forse, in realtà, quel tema, l’ho finito, l’ho finito quando ho deciso di diventare silenzioso, quando ho cominciato a colorare il garage con la vernice in barattoli, quando ho visto il sorriso di Tatiana ed ho capito che non c’era niente di più bello dell’essere pittore, niente di più bello dell’essere pittore e bambino, niente di più bello dell’essere pittore, bambino ed innamorato.

‘Signori Bambini’ D.Pennac – Feltrinelli

Soffocare

21 Febbraio 2005 8 commenti


Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora in tempo.
Salvati.
Ci sarà pure qualcosa di meglio alla tv. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti a un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli. Tanto, ringiovanire non ringiovanisci
.

Questo l’incipit devastante e un po’ ruffiano di Soffocare di Chuck Palahniuk, scrittore di culto della cosiddetta beat generation.
Parla col lettore, Palahniuk, ma lo fa senza essere mai lezioso, riuscendo a rendere verosimili storie assurde, situazioni ampiamente oltre il limite del grottesco. Alle volte indugia in compiacimenti scatologici, tra vomiti, escrementi e dettagli sessuali per stomaci forti. Ma il risultato finale è devastante, con situazioni comiche e una scrittura pulita e geniale.
Un po’ Bukowsky, un po’ fratelli Cohen, Palahniuk trascina il lettore che non ha seguito i suoi consigli iniziali, in un’avventura paradossale, tra pervertiti malati di sesso e insoliti espedienti per sbarcare il lunario del protagonista, il tutto per pagare la costosa retta ospedaliera per la madre malata. Alternando flash back sull’infanzia travagliata dello stesso, abbandonato e ripreso più volte dalla madre naturale tra una galera e l’altra dell’eccentrica genitrice.

Alcuni passaggi sono da ritagliare e conservare. Eccone uno:
Tutti quelli che blaterano di quanto gli piacerebbe vivere liberi dagli impulsi sessuali irrefrenabili, bè, che ci diano un taglio. Voglio dire, cosa mai può esserci di meglio del sesso? Una cosa è certa: il peggiore dei pompini sarà sempre meglio, per dire, della più profumata delle rose del più fantastico dei tramonti. Delle risate dei bambini. Io non credo che leggerò mai una poesia bella quanto uno di quegli orgasmi che ti mandano a fuoco, ti fanno venire i crampi al culo, ti inondano le budella. Dipingere un quadro, comporre un’opera, sono tutte cose che fai per riempire il tempo tra una scopata e l’altra. Il giorno che dovesse saltar fuori qualcosa di meglio del sesso, fatemi un fischio. Uno squillo sul cercapersone.

Alla fine il protagonista si interroga sulla sua moralità, temendo, grazie a segnali molteplici, di non essere quellessere abietto che ha sempre creduto. Non mancano le sorprese che non vi anticipo.
Il libro va comprato e gustato pagina dopo pagina.
Un’avvertenza: se ne leggete parti in aereo, come ho fatto io, evitate di ridere a voce troppo alta. C’è sempre qualcuno che ti guarda male.

Haruki Murakami ? A sud del confine, a ovest del sole.

15 Febbraio 2005 6 commenti


Questo libro mi ha colpito molto. Ma non per i contenuti o per il modo in cui è scritto.
La storia potrebbe essere la storia di un uomo qualunque, a parte dei fattori un po? strani ed è scritto in modo molto semplice, infatti l?ho letto in pochissimo tempo.
E? la storia di Hajime, dalla sua infanzia all?età adulta, le sue storie con le donne, la sua vita, il suo lavoro. Ma su tutto il libro aleggia la presenza, anche quando non è fisicamente presente, di Shimamoto, un?amica di infanzie di Hajime, di cui lui non si libererà se non alla fine del libro. E Shimamoto scompare dalla sua vita, in modo un po? strano.
E? rimarrà nel suo cuore e nei suoi pensieri ancora per molto.
E quando Hajime si libererà di questo fardello pesante e scomodo, per un verso, ma altamente liberatorio e leggero, per un altro, rimarrà in lui una sorta di vuoto, di fatalismo negativo della vita. Non a caso una frase che mi è rimasta a lungo nella mente è questa:

Tutti vivono e muoiono in tanti modi, ma non è questo che conta. Alla fine ciò che rimane è il deserto.

Mi ha colpito molto la somiglianza di alcuni caratteri del protagonista con alcuni miei caratteri. Non fisici, ovviamente, ma psicologici, di comportamento. Questo è un aspetto che mi ha fatto molto riflettere. Per i resto il libro accompagna il lettore in atmosfere lievi e ovattate, anche quando parla di una città caotica come Tokio, non mi ha mai dato apprensione. E? come se avessi passato una serata nell?elegante jazz bar di Hajime?

Buona lettura.

Scott – L’eroe dei ghiacci

7 Febbraio 2005 4 commenti


Ce l?ho fatta!
Dopo diverso tempo ho terminato ?Scott ? L?eroe dei ghiacci? di Diana Preston. Ci ho messo molto tempo, ma non perchè il libro fosse poco interessante, tuttaltro.
Questo libro altro non è che la cronistoria delle imprese antartiche di Scott, un classico uomo inglese, che venne scelto, per caso, per compiere una delle esplorazioni più difficoltose dell?inizio del secolo.
Rober Falcon Scott era un ufficiale della marina inglese. E venne scelto da Sir Markham per una simpatia nata non appena i due si conobbero. Venne scelto per portare a termine la conquista del polo sud, sogno del ricco Markham e dell?Inghilterra tutta, che viveva ancora della fama di paese conquistatore, anche se in quegli stessi anni aveva non pochi problemi da affrontare, dalla politica interna, ai problemi esterni ai suoi confini.
Scott, e gli uomini che lo accopagnarono, sono considerati eroi nel loro paese, e forse non a torto. Occorre una buona dose di determinazione e coraggio per fare imprese del genere.
Fatto sta che Scott provò per due volte l?impresa. La prima nel 1901 e la seconda nel 1910.
La prima si può definire un banco di prova, la seconda negli animi degli inglesi doveva essere quella decisiva.
Infatti lo fu, solo che Scott e la sua squadra, quando arrivarono al polo, ebbero una brutta sorpresa. Erano stati preceduti dal cinico norvegese Amundsen. La missione di Scott, oltre la conquista del polo sud, aveva anche carattere geologico e naturalistico, mentre Amundsen aveva solo lo scopo i giungere per primo.
Comunque sulla via del ritorno, Scott e i suoi uomini perirono tutti nel freddo e spietato antartico.
L?autrice fa anche una disamina dei motivi di questa tragedia. E secondo me molte furono le responsabilità di Scott, dalla scelta funesta delle bestie da tiro, alla decisione, all?ultimo momento, di portare con sé quattro, invece che tre, uomini.
Il libro è comunque molto interessante per scoprire in quali condizioni si facevano queste esplorazioni soltanto un secolo fa. L?unica cosa che si può dire di questi uomini, è che il coraggio non difettava a nessuno!